Visualizzazione post con etichetta Torino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Torino. Mostra tutti i post

domenica 20 settembre 2015

Torino 2015

 (Non scrivere gatto se non l'hai nel sacco)

Torino, quanto tempo!
Forse sei stata un cerchio,
sicuramente sei stata importante
come un lungo capitolo.
Me ne vado a cavallo
di un colpo di vento:
così esile è il mio significato
che non ho casa.

sabato 21 giugno 2014

Ancona

Questo treno è diretto a Torino,
io spero che si schianti con la mente.

Guardare il mare oltre il finestrino
immaginando una vita diversa

è un passatempo mentre luce pallida
bagna il silenzio ed invade il mattino,

prepara il cielo ad un sole codardo
altrimenti ieri tramontato ancora,

come lo struzzo nasconde la testa
oltrepassando il porto di Ancona.

domenica 15 giugno 2014

Morte a Venezia

Venezia è un cupo languore di lacrime
quando si addensa una minaccia in cielo,
la morte, appollaiata su San Marco,
impone un regno di malinconia
e l'acqua si fa opaca.
Il vaporetto va a Santa Lucia
e ad ogni attracco, stentato, si schianta:
nella laguna non cresce futuro,
i turisti annegano nel presente,
e io penso al passato.
Si può soffrire per tutto o per niente:
scappo perciò dal ruggire del cielo
e dai leoni di marmo ammutoliti,
nessuno un giorno esisterà più
e io so che dovrò scendere.
C'è una salvezza, una via verticale?
Ci sono treni che vanno all'insù?
Le previsioni sono impietose
mettono temporale anche a Torino,
ma là hanno già tinteggiato le case
col pianto delle nubi.




lunedì 14 aprile 2014

Ballatoio in Vanchiglia

Mi sono messo sotto mamma Mole
all'ombra del grembo rassicurante

eppure è uno spillo nell'universo
e a sera impallidisce per la paura.

Il ballatoio mi vuole tanto bene
le voci sono familiari e dolci

nessuno mai apre il portone alla morte
giochiamo al girotondo delle luci.

domenica 12 dicembre 2010

Torino 2010









La grande biglia gialla,
graffiata dal vetro di un cielo ruvido,
si è tolta la sua patina di plastica
e ora odora di mandorla.
Voglio una città bianca
senza inutili luci di Natale.
Col do di petto delle Alpi che mi risveglia,
e la fredda carezza del Po che mi trasporta
ai piedi dei giganti.
Et voilà appollaiato sulla punta
e Torino, Antonelliana, non c’è.
Scendo le scale, e incontro
un oltre di sporcizia che respira
dopo il mercato di piazza Vittoria.
Quaggiù la gente fa il verso ai francesi
credendoli ormai morti.