Oltre la verde finestra deforme
sento delle formiche il tichi taca
pestare il tuorlo d'uovo
e me, schiacciato a letto.
Se una bocca aperta avessi ad amaca
ingoierei la sveglia,
con dentro il giorno intero
e il suo assurdo brusio.
Voi, volatili dalla testa piccola
che fischiate alle mammelle di maggio,
non distinguete tra le primavere?
Non capite che il mondo cambia in peggio?
Anch'io non piango più per le chimere:
nella mia pigra attesa orizzontale
mi basta un totem eretto al mattino
per farne volontà.
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giovedì 16 maggio 2013
mercoledì 12 dicembre 2012
Bosnia
In primavera la terra si gonfia
protesa come un seno
morbida come labbra
tutta irsuta di fiori
e accesa di luce.
Lei illude gli uomini di un infinito
senza ruvidi inverni,
dove, di nascosto, sgorga acqua limpida
e la frutta fa festa.
Intanto l'aria si attiva
verso una stupida natura estiva,
intrisa di mattine
impregnata di prugna
in un cielo che supera lo sguardo
e attraversa i tramonti.
protesa come un seno
morbida come labbra
tutta irsuta di fiori
e accesa di luce.
Lei illude gli uomini di un infinito
senza ruvidi inverni,
dove, di nascosto, sgorga acqua limpida
e la frutta fa festa.
Intanto l'aria si attiva
verso una stupida natura estiva,
intrisa di mattine
impregnata di prugna
in un cielo che supera lo sguardo
e attraversa i tramonti.
martedì 1 maggio 2012
Gli ultimi giorni di maggio
Bel fiore insoddisfatto
appassisci alla sera
invece di inventare nuove notti
di gambe nude e di passi veloci:
dovresti amare il tuo orgasmo superbo
rivoluzione dentro tanto niente.
In questo deserto di anime inferme
in fila alla grande distribuzione
so cosa viene in mente
nella luce astiosa, nei volti lividi:
sembra così inutile tanta pioggia
sulle guance, le ferite e l'asfalto,
ed è andata la nostra libertà
se gli uomini hanno ucciso gli uccelli,
con i superstiti volati via
da questa ostilità per il futuro.
Non ci restano che le nostre mani
da riempire di oggetti,
ma potremmo biasimare la paura
dei nostri sogni fragili.
Hai il viso di una rosa
su uno scaffale al neon,
io vivo in occhi vitrei e tristi, torbidi,
e il mio ruolo non è la primavera.
Siamo negli ultimi giorni di maggio,
domani cadrà il cielo
e tu vorresti amarmi?
appassisci alla sera
invece di inventare nuove notti
di gambe nude e di passi veloci:
dovresti amare il tuo orgasmo superbo
rivoluzione dentro tanto niente.
In questo deserto di anime inferme
in fila alla grande distribuzione
so cosa viene in mente
nella luce astiosa, nei volti lividi:
sembra così inutile tanta pioggia
sulle guance, le ferite e l'asfalto,
ed è andata la nostra libertà
se gli uomini hanno ucciso gli uccelli,
con i superstiti volati via
da questa ostilità per il futuro.
Non ci restano che le nostre mani
da riempire di oggetti,
ma potremmo biasimare la paura
dei nostri sogni fragili.
Hai il viso di una rosa
su uno scaffale al neon,
io vivo in occhi vitrei e tristi, torbidi,
e il mio ruolo non è la primavera.
Siamo negli ultimi giorni di maggio,
domani cadrà il cielo
e tu vorresti amarmi?
venerdì 15 aprile 2011
Pietra
A volte siedo sulla pietra madre,
verde com'era la mia primavera.
C'è una valigia piena di ciliegie
ferma alla stazione di Fabriano.
Ride di rabbia un ragazzo normale
ma che non ha mai voglia di dormire,
siede da solo leggendo un giornale
che gli ricorda che deve partire.
Mentre si fa più triste ogni tramonto,
tu pietra aspettami ancora al mattino:
tornerò in treno, senza giacche d'angelo,
la terra è tenera nell'Appennino.
Cara madre, tra i monti addormentarmi
con te nel nulla contando le stelle,
ho un po’ di vento nelle tasche vuote
piccola parte delle tue carezze.
verde com'era la mia primavera.
C'è una valigia piena di ciliegie
ferma alla stazione di Fabriano.
Ride di rabbia un ragazzo normale
ma che non ha mai voglia di dormire,
siede da solo leggendo un giornale
che gli ricorda che deve partire.
Mentre si fa più triste ogni tramonto,
tu pietra aspettami ancora al mattino:
tornerò in treno, senza giacche d'angelo,
la terra è tenera nell'Appennino.
Cara madre, tra i monti addormentarmi
con te nel nulla contando le stelle,
ho un po’ di vento nelle tasche vuote
piccola parte delle tue carezze.
martedì 2 febbraio 2010
Mosca VII
La luce non finisce,
domina sopra gli orologi accesi.
Ti farebbe felice
vivere queste notti
dal vento intiepidito
e la coperta corta.
Il buio è il breve ricordo dell’inverno,
non turba più.
E generano giorni
che gli occhi non possono contenere,
seppure in tanti milioni di coppie
disposte verso agosto.
Ai profittatori cadono i denti
e danzano tutti gl’indecenti,
la milizia tiene i fiori nei foderi
e la Duma non decide che dace.
Ti farebbe felice,
se rovesciassimo gl’incubi autarchici
sognando primavere sovversive.
19/05/2008
domina sopra gli orologi accesi.
Ti farebbe felice
vivere queste notti
dal vento intiepidito
e la coperta corta.
Il buio è il breve ricordo dell’inverno,
non turba più.
E generano giorni
che gli occhi non possono contenere,
seppure in tanti milioni di coppie
disposte verso agosto.
Ai profittatori cadono i denti
e danzano tutti gl’indecenti,
la milizia tiene i fiori nei foderi
e la Duma non decide che dace.
Ti farebbe felice,
se rovesciassimo gl’incubi autarchici
sognando primavere sovversive.
19/05/2008
Mosca VI
(Comunismo reprised)
Se tutti
noi presi da una primavera distratta
facessimo l’amore per i prati di Mosca,
trasformeremmo le masse che squadrano
la società degli uomini impazziti
nelle candide curve di un paradiso innato.
Bimba, ci siamo tutti ammutinati alla morte,
tu no?
15/05/2008
Se tutti
noi presi da una primavera distratta
facessimo l’amore per i prati di Mosca,
trasformeremmo le masse che squadrano
la società degli uomini impazziti
nelle candide curve di un paradiso innato.
Bimba, ci siamo tutti ammutinati alla morte,
tu no?
15/05/2008
Primavera
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