L'insonnia entra nelle mie coperte:
con le mani sudate m'accarezza
filtrando umida dentro il cassetto
dove tengo le ali del mio sonno.
La fata fastidiosa
fa camminare formiche sugli arti,
grida il silenzio del tempo che passa
e nelle pause sussurra miserie
in rumori domestici. Salvarti
è impossibile: lei
è l'amante che ama la tua mente
e vuole uccidere quello che sei.
Io sono il quadro appeso a parete
con un chiodo alla fronte
e gli occhi strabuzzati!
Nei nostri orologi
non ci sono più ore,
solo tanti minuti disperati
da contare nel buio:
dover lottare anche contro la notte,
quale assurdità se questa esiste
come distante meccanica in cielo!
L'insonnia sono io
che lancio sassi in fondo ad un pozzo,
che dormo su uno specchio,
che chiedo lumi a dio
non ricambiato dal tonfo del fulmine.
Regina dei tremori,
sappi che un giorno mi nasconderò
nel letto ineluttabile
dove non potrai prendermi.
Visualizzazione post con etichetta dio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dio. Mostra tutti i post
domenica 18 ottobre 2015
sabato 26 settembre 2015
Aylan
La persona sarei migliore al mondo
se piangessi quel sangue
che mi bagna i piedi.
La vita è veloce,
la sua fu così corta
che chiedo: dio che diavolo facesti
lasciandolo affogare?
Era davvero necessario mettere
un mare tra le bombe e quel bambino?
Nascosto nella solita attenuante
dell'errore umano
nella tempesta tuoni:
ecco la cattiveria degli uomini!
Io invece vedo la nostra miseria
blandita dalle onde.
se piangessi quel sangue
che mi bagna i piedi.
La vita è veloce,
la sua fu così corta
che chiedo: dio che diavolo facesti
lasciandolo affogare?
Era davvero necessario mettere
un mare tra le bombe e quel bambino?
Nascosto nella solita attenuante
dell'errore umano
nella tempesta tuoni:
ecco la cattiveria degli uomini!
Io invece vedo la nostra miseria
blandita dalle onde.
domenica 23 agosto 2015
Senza titolo
Avere una vita:
viene quasi da ridere.
A cosa servirebbe
se dio adesso schioccasse le dita
prendendoci nel mezzo?
Meglio andare a spasso
come il sole nel cielo.
viene quasi da ridere.
A cosa servirebbe
se dio adesso schioccasse le dita
prendendoci nel mezzo?
Meglio andare a spasso
come il sole nel cielo.
sabato 23 maggio 2015
Esilio
Padre perché
m'hai fatto umile?
Potrei pistarvi
con le parole
ho un uomo dentro
che mi sovrasta
questa città
non sa tenermi,
lingua di lama
scintilla all'aria
eppure scivola
dalle mie mani
ed il coltello
si fa vapore.
Madre perché
m'hai fatto agnello?
Sopra i miei trampoli
solo assoluto!
Sotto s'arrendono
a un dio ferale,
su sta il canuto
con quel suo ghigno
d'assurda assenza:
è l'universo!
Lui là nereggia
balbetta stelle,
io sono errore
uno scatarro
su visi vuoti,
una puttana
compassionevole
ebbra di labbra
piena di niente.
Lunedì o sabato:
ho estratto a sorte
giorni di morte
per esser re.
Le butterate
strade del mondo
chiamano me:
l'eroe più lurido!
Servon tombini
di sfida al sole:
cosa più acceca
d'anime tristi?
Voi foste polvere
ma io fui nuvola:
così ci aspetta
la grande febbre.
All'improvviso
per ingannarvi
"rivoluzione!"
gridai nel bar
nello stupore,
e fu follia!
Diedi fastidio
tutto finì
ma non morii,
perché l'esilio
ti vuole vivo.
m'hai fatto umile?
Potrei pistarvi
con le parole
ho un uomo dentro
che mi sovrasta
questa città
non sa tenermi,
lingua di lama
scintilla all'aria
eppure scivola
dalle mie mani
ed il coltello
si fa vapore.
Madre perché
m'hai fatto agnello?
Sopra i miei trampoli
solo assoluto!
Sotto s'arrendono
a un dio ferale,
su sta il canuto
con quel suo ghigno
d'assurda assenza:
è l'universo!
Lui là nereggia
balbetta stelle,
io sono errore
uno scatarro
su visi vuoti,
una puttana
compassionevole
ebbra di labbra
piena di niente.
Lunedì o sabato:
ho estratto a sorte
giorni di morte
per esser re.
Le butterate
strade del mondo
chiamano me:
l'eroe più lurido!
Servon tombini
di sfida al sole:
cosa più acceca
d'anime tristi?
Voi foste polvere
ma io fui nuvola:
così ci aspetta
la grande febbre.
All'improvviso
per ingannarvi
"rivoluzione!"
gridai nel bar
nello stupore,
e fu follia!
Diedi fastidio
tutto finì
ma non morii,
perché l'esilio
ti vuole vivo.
Etichette:
agnello,
bar,
canuto,
città. errore,
dio,
Esilio,
ghigno,
lama,
lingua,
lupo,
madre,
morte,
nereggiare,
nuvola,
padre,
poesia,
re,
rivoluzione,
trampoli
sabato 9 maggio 2015
Haiku erotici
Seni si sporgono:
un pensiero nascosto
si posa sopra.
---
Respiri forte,
nel crescendo ansante
mi sento dio.
---
Gambe lunghe, tue,
s'annodano al mio collo:
io sono vortice!
---
Urto toccante:
angelo d'alba e fiamma
mi hai turbato.
---
Che cerchi a terra?
Desidèri improvvisi
del re rapace?
---
Dolce la luce
che ti avvolge i fianchi:
luna da dietro.
---
Mi rendi enorme:
montagna a dismisura
fino a sfiorarti.
---
Spalanca il tempio
che arrossa i ciliegi:
è primavera!
---
So cosa cola:
alla fonte del miele
lavo la bocca.
---
Quando erba morbida
bagna il prato di te,
io entro dentro.
---
L'ape alle labbra
sbircia il fiore che oscilla,
insetto ansioso!
un pensiero nascosto
si posa sopra.
---
Respiri forte,
nel crescendo ansante
mi sento dio.
---
Gambe lunghe, tue,
s'annodano al mio collo:
io sono vortice!
---
Urto toccante:
angelo d'alba e fiamma
mi hai turbato.
---
Che cerchi a terra?
Desidèri improvvisi
del re rapace?
---
Dolce la luce
che ti avvolge i fianchi:
luna da dietro.
---
Mi rendi enorme:
montagna a dismisura
fino a sfiorarti.
---
Spalanca il tempio
che arrossa i ciliegi:
è primavera!
---
So cosa cola:
alla fonte del miele
lavo la bocca.
---
Quando erba morbida
bagna il prato di te,
io entro dentro.
---
L'ape alle labbra
sbircia il fiore che oscilla,
insetto ansioso!
martedì 29 luglio 2014
La tigre
Ho una tigre in testa,
mi costringe ad ammettere la notte;
ho vissuto momenti di abbandono
ma ho soffocato il pianto nel mio sangue:
un giorno griderò con tanta forza
da disturbare l'impunità di dio.
mi costringe ad ammettere la notte;
ho vissuto momenti di abbandono
ma ho soffocato il pianto nel mio sangue:
un giorno griderò con tanta forza
da disturbare l'impunità di dio.
Etichette:
abbandono,
dio,
disturbare,
forza,
gridare,
impunità,
notte,
pianto,
poesia,
sangue,
testa,
tigre
domenica 8 giugno 2014
Kerouac è morto
A te che leggi Kerouac
con fare ieratico e bocca di salmo,
e insisti sulla sua virilità
legandola all'amore per il gatto:
noi siamo un pubblico assai liberale
ma tu comunque non potresti fartelo,
era già morto prima che nascessi
ed era meno importante di Dio.
Però ci dai esatta misura dei tempi:
questo rimasticare inconsistente
non mi sorprende più,
nel tripudio di noia
la gente immerge la testa nel whisky
per non dover sentire prima del triste applauso,
ritenuto oggi a torto
poco compromettente.
con fare ieratico e bocca di salmo,
e insisti sulla sua virilità
legandola all'amore per il gatto:
noi siamo un pubblico assai liberale
ma tu comunque non potresti fartelo,
era già morto prima che nascessi
ed era meno importante di Dio.
Però ci dai esatta misura dei tempi:
questo rimasticare inconsistente
non mi sorprende più,
nel tripudio di noia
la gente immerge la testa nel whisky
per non dover sentire prima del triste applauso,
ritenuto oggi a torto
poco compromettente.
martedì 13 maggio 2014
Tutti i giorni
È una strada senza uscita
alzarmi tutti i giorni
da una notte becera
che si diverte dilatando
i doveri che lascerei
ad altri o a Dio.
Sono più coccodrillo che leone
eppure soffro quest’indole
che non ho voluto io
e che mi hanno detto
essere amore.
Tu mi pensi gabbiano
sono però in buona fede
come il chicco di grano.
(di Mauro Allegrini)
domenica 7 luglio 2013
Mar Morto
I confini della Giordania
sono un esempio di forma arbitraria:
a me pare una sezione di farfalla
oppure un falco che domina l'aria,
mentre alla mia raffinata ragazza
ricorda la Nike di Samotracia.
Neppure dall'interno
riesco a risolvere la verità:
dal monte Nebo di terre promesse
nel vapore non ne vedo,
piuttosto mi chiedo
se il sale del Mar Morto
è metafora del nulla
così denso da respingere dio
portandolo a galla
come se fosse una qualsiasi idea.
sono un esempio di forma arbitraria:
a me pare una sezione di farfalla
oppure un falco che domina l'aria,
mentre alla mia raffinata ragazza
ricorda la Nike di Samotracia.
Neppure dall'interno
riesco a risolvere la verità:
dal monte Nebo di terre promesse
nel vapore non ne vedo,
piuttosto mi chiedo
se il sale del Mar Morto
è metafora del nulla
così denso da respingere dio
portandolo a galla
come se fosse una qualsiasi idea.
sabato 6 aprile 2013
Don't try Suicide
Ho pensato la tua morte,
la resa a dio, il suicidio:
tu eri un missile e ti schiantavi al suolo
facendo esplodere tutta la terra,
il tuo urlo era l'universo
e ricadeva nel vuoto.
Meglio non sarebbe stato
il tuo lieve penzolare
appesa al cielo
in scia alla falce, quella maledetta
che cancella rubriche telefoniche
come l'oblio.
Cos'altro può gridarti la pistola
all'orecchio se non BANG?
Sarebbe la fine del futurista
noto come Majakovskij,
la polvere da sparo
non conosce misteri.
Inghiottire le pasticche
mischiate ai mazzi di fiori,
in un veliero, o nell'oblunga vasca,
sarebbe un dolce e sensuale conato,
quasi silenzio.
Allora ho scongiurato l'uccellaccio
affinché fosse prudente
e non azzardasse picchiate:
desidero che la tua morte sia
una bolla di sapone che scoppia,
o se preferisci l'epica
il fiume che annega nel mare
quando il sole si addormenta.
la resa a dio, il suicidio:
tu eri un missile e ti schiantavi al suolo
facendo esplodere tutta la terra,
il tuo urlo era l'universo
e ricadeva nel vuoto.
Meglio non sarebbe stato
il tuo lieve penzolare
appesa al cielo
in scia alla falce, quella maledetta
che cancella rubriche telefoniche
come l'oblio.
Cos'altro può gridarti la pistola
all'orecchio se non BANG?
Sarebbe la fine del futurista
noto come Majakovskij,
la polvere da sparo
non conosce misteri.
Inghiottire le pasticche
mischiate ai mazzi di fiori,
in un veliero, o nell'oblunga vasca,
sarebbe un dolce e sensuale conato,
quasi silenzio.
Allora ho scongiurato l'uccellaccio
affinché fosse prudente
e non azzardasse picchiate:
desidero che la tua morte sia
una bolla di sapone che scoppia,
o se preferisci l'epica
il fiume che annega nel mare
quando il sole si addormenta.
Etichette:
BANG,
cielo,
dio,
falce,
farmaci,
fiume,
majakovskij,
mare,
misteri,
morte,
pistola,
polvere da sparo,
rubrica,
suicidio,
suolo,
universo,
vasca
mercoledì 5 dicembre 2012
Cecchino
Tu miri a essere dio
figlio di cielo, fucile e cemento
noi camminiamo svelti come gatti
sappiamo che esisti, più di Gesù:
conti i passi degli altri
con i tuoi occhi di spillo
ci vedi già cadaveri
numeri accatastati
adoratore della morte svelta
campione di cinismo
come un brivido attraversi le piazze
facendo della falce linea retta.
Tu sei noi, eppure privo di pietà,
un ordine dall'alto
una saetta con la punta di ferro
figlio unigenito dei nostri sbagli.
Ma se capiamo la finestra ostile
se annusiamo la nuvola di zolfo
la realtà si rovescia
e cadi, e le grida toccano il sole.
figlio di cielo, fucile e cemento
noi camminiamo svelti come gatti
sappiamo che esisti, più di Gesù:
conti i passi degli altri
con i tuoi occhi di spillo
ci vedi già cadaveri
numeri accatastati
adoratore della morte svelta
campione di cinismo
come un brivido attraversi le piazze
facendo della falce linea retta.
Tu sei noi, eppure privo di pietà,
un ordine dall'alto
una saetta con la punta di ferro
figlio unigenito dei nostri sbagli.
Ma se capiamo la finestra ostile
se annusiamo la nuvola di zolfo
la realtà si rovescia
e cadi, e le grida toccano il sole.
sabato 30 aprile 2011
Sposa
Ti ho vista nuda e ho capito chi eri:
luna nella notte e sole al mattino,
meato da cui origina l'oceano
apertura fertile della terra.
Danzano i tuoi piedi sulla fune
bianchi come le spume che si annodano,
legandoti alla vita l'orizzonte
che trascini tale a un velo nuziale.
Ti ho vista senza maschera e ho capito
dove s'illumina il dito di dio.
luna nella notte e sole al mattino,
meato da cui origina l'oceano
apertura fertile della terra.
Danzano i tuoi piedi sulla fune
bianchi come le spume che si annodano,
legandoti alla vita l'orizzonte
che trascini tale a un velo nuziale.
Ti ho vista senza maschera e ho capito
dove s'illumina il dito di dio.
lunedì 8 febbraio 2010
Ultimo tango a Milano
Corre un raccordo-trappola
e tarda il rinnovamento dell’alba,
mentre grida la radio: bacia Marylin!
Marylin ed io Marylin ed io
Marylin ed io – oh – Marylin ed io!
Spengo pure la radio,
non c’è mai rabbia in me.
L’ho imparato dal silenzio di dio
sul panteismo metropolitano,
che in nessuna frequenza
mai trasmesso, m’aspetta.
Quando parlo con la mattina bruna,
e con quella moretta sua amica
sul sedile di dietro accavallata,
non c’è fiato che interrompa le insegne,
che ne disturbi alternata la nota
zero uno zero uno zero uno, zero
ed io unico idiota
in attesa di un sole
che dimostri davvero
che mi spetta un caffè.
20/03/2009
e tarda il rinnovamento dell’alba,
mentre grida la radio: bacia Marylin!
Marylin ed io Marylin ed io
Marylin ed io – oh – Marylin ed io!
Spengo pure la radio,
non c’è mai rabbia in me.
L’ho imparato dal silenzio di dio
sul panteismo metropolitano,
che in nessuna frequenza
mai trasmesso, m’aspetta.
Quando parlo con la mattina bruna,
e con quella moretta sua amica
sul sedile di dietro accavallata,
non c’è fiato che interrompa le insegne,
che ne disturbi alternata la nota
zero uno zero uno zero uno, zero
ed io unico idiota
in attesa di un sole
che dimostri davvero
che mi spetta un caffè.
20/03/2009
giovedì 4 febbraio 2010
Parole senza musica
Ho preparato per un mio amico musicista alcuni testi, perché mi ha chiesto un lavoro breve da poter mettere in musica per un coro francese. Potendo spaziare su qualsiasi tema, be' mi sono sbizzarrito cercando di offrire la più ampia varietà possibile. Ora uno dei primi due potrebbe finire in musica...
[L'angelo killer]
Vivrò una morte perpendicolare
Aspetterò il momento inopportuno
Salirò di una potente ascensione
Proiettile contro il petto di dio
[Parigi Rouge]
Il libro rosso ha le labbra libere
Marcia in versi in un lettore arrabbiato
L’inchiostro della Senna è illuminato
Perché il sole osa enormi piazze piene
Tu prediligi Parigi la spocchia
Il corimbo la rima dans la rue
C’è un poeta in piedi che nell’occhio
Ha in equilibrio la punta d’Eiffel
E un poeta esausto che nel cuore
Ha un esagono rosso d’amore.
[Brest]
La marea dei tuoi occhi fu lunghe spiagge
Ma tutto inghiottì quel gotico petto
Rosa che guarda di seni e di Gargoyle
Aspettando dell’amplesso un simulacro
Sotto il peso di quale cattedrale
Si sta spegnendo il nostro amore sacro?
Il tuo alito caldo di lingue estive
È una candela sui denti di Brest
Sono i detriti ora ai piedi di Brest
Le tue vette in granito, una volta vive
[Morte di un impiegato]
[Monsieur Employé]
La notte cala nera con tutto l’universo
Sulla camicia pallida da impiegato del nulla
Lui s’accende d’elettrici lampi e pensieri eroici
Dattilografando anche a casa cuore e carte
Ora ha un appartamento nel limbo di Lione
Con la televisione
Con la morte a colori
Mentre pensa alla propria
Il potente pulsare di un proiettile
Dentro il petto di un sé d’assassinare
05/03/2008
[L'angelo killer]
Vivrò una morte perpendicolare
Aspetterò il momento inopportuno
Salirò di una potente ascensione
Proiettile contro il petto di dio
[Parigi Rouge]
Il libro rosso ha le labbra libere
Marcia in versi in un lettore arrabbiato
L’inchiostro della Senna è illuminato
Perché il sole osa enormi piazze piene
Tu prediligi Parigi la spocchia
Il corimbo la rima dans la rue
C’è un poeta in piedi che nell’occhio
Ha in equilibrio la punta d’Eiffel
E un poeta esausto che nel cuore
Ha un esagono rosso d’amore.
[Brest]
La marea dei tuoi occhi fu lunghe spiagge
Ma tutto inghiottì quel gotico petto
Rosa che guarda di seni e di Gargoyle
Aspettando dell’amplesso un simulacro
Sotto il peso di quale cattedrale
Si sta spegnendo il nostro amore sacro?
Il tuo alito caldo di lingue estive
È una candela sui denti di Brest
Sono i detriti ora ai piedi di Brest
Le tue vette in granito, una volta vive
[Morte di un impiegato]
[Monsieur Employé]
La notte cala nera con tutto l’universo
Sulla camicia pallida da impiegato del nulla
Lui s’accende d’elettrici lampi e pensieri eroici
Dattilografando anche a casa cuore e carte
Ora ha un appartamento nel limbo di Lione
Con la televisione
Con la morte a colori
Mentre pensa alla propria
Il potente pulsare di un proiettile
Dentro il petto di un sé d’assassinare
05/03/2008
mercoledì 3 febbraio 2010
Tre mondi
[...] Quando ero piccolo pensavo esistessero tre mondi. Uno: quello reale. Due: quello dei sogni. Tre: quello dei desideri. Questo perché, nella mia metafisica infantile, era la carica immaginifica a soffiare il vero principio vitale. Il primo mondo era la fantasia di Dio che, col mio concorso, tracciava un destino e lo rendeva esistente. Il secondo lo credevo concreto per l’incapacità dei sogni di contraddirsi nella loro imprevedibilità. E il terzo, nonostante fosse tutta opera mia, doveva essere altrettanto tangibile per la ripetizione delle situazioni che mi figuravo, sempre ricorrendo alle stesse immagini di me. Ad esempio. Nel primo, se Dio mi toglieva qualcosa poi mi restituiva, così se litigavo con un amico dopo prendevo un bel voto a scuola perché la bilancia si equilibrasse. Nel secondo, se incontravo una scala che non riuscivo a salire sapevo che tanto non sarei mai riuscito a salirla in nessun sogno. Nel terzo, se immaginavo di marcare un gol in un certo modo e di festeggiare in un certo modo, be’, sempre in quelle stesse maniere mi figuravo di comportarmi.
Inoltre, l’immaginazione era anche la placenta della mia infanzia. Mi nutriva proteggendomi dalla verità del mondo cui un bambino non è pronto. Tornando ai tre mondi. Nel primo mi sentivo protetto perché nel mio destino non poteva starci scritto nulla di male. Nel secondo non poteva succedermi niente d’irrimediabile poiché i sogni si spengono sempre prima dell’impatto col fondo del precipizio. Nel terzo meno che mai, dato che il regista ero io, e se fantasticavo una disgrazia era perché quella avrebbe potuto darmi lustro, e ne usciva una sceneggiatura celebrativa.
Da tutto questo deduco che l’immaginazione illude di un potere illimitato. Da piccolo non prendevo sul serio la morte, era esclusa da ciascuno dei tre mondi. Se fossi morto come avrebbe potuto Dio compensare la bilancia? Esiste un sogno in cui si muore senza svegliarsi sopravvissuto? Si può desiderare di morire se la tua testa vede tutte le strade alternative della fantasia? Così, oggi, credo che l’immaginazione immacolata sia l’Eden vietato, e che sarà la via per l’immortalità. A metà di questo secolo mi aspetto un altro Einstein che surclassi la teoria della relatività, rinvigorendo la forza immaginifica della teoria, la sua potenza creativa. [...]
07/06/2008
Inoltre, l’immaginazione era anche la placenta della mia infanzia. Mi nutriva proteggendomi dalla verità del mondo cui un bambino non è pronto. Tornando ai tre mondi. Nel primo mi sentivo protetto perché nel mio destino non poteva starci scritto nulla di male. Nel secondo non poteva succedermi niente d’irrimediabile poiché i sogni si spengono sempre prima dell’impatto col fondo del precipizio. Nel terzo meno che mai, dato che il regista ero io, e se fantasticavo una disgrazia era perché quella avrebbe potuto darmi lustro, e ne usciva una sceneggiatura celebrativa.
Da tutto questo deduco che l’immaginazione illude di un potere illimitato. Da piccolo non prendevo sul serio la morte, era esclusa da ciascuno dei tre mondi. Se fossi morto come avrebbe potuto Dio compensare la bilancia? Esiste un sogno in cui si muore senza svegliarsi sopravvissuto? Si può desiderare di morire se la tua testa vede tutte le strade alternative della fantasia? Così, oggi, credo che l’immaginazione immacolata sia l’Eden vietato, e che sarà la via per l’immortalità. A metà di questo secolo mi aspetto un altro Einstein che surclassi la teoria della relatività, rinvigorendo la forza immaginifica della teoria, la sua potenza creativa. [...]
07/06/2008
Bere da Dio
Dove cazzo sei finito Neri? Mi chiesi. Era tutto buio. E beato chi sa esattamente dove si trova. Che conosce la sua posizione anche approssimativa nello spazio. Sia reale che sociale, o nel perimetro immaginario disegnato dal proprio pensiero, oppure da quello imperscrutabile di Dio. Sempre che un Dio ci sia e sia dotato perlomeno lui di una bussola. Perché dimostrata pure la Sua esistenza - cosa che rimando ai posteri e ai confini della conoscenza quando qualche scienziato alla maniera di Cristoforo Colombo ne scoprirà accidentalmente il confine e il ciclo circolare – occorrerà dimostrare la Sua effettiva onniscienza. In fondo i preti che ho conosciuto non mi sono sembrati meno disorientati di atei o agnostici. Delle altre religioni non dico, l’uomo ha avuto molta creatività nel fantasticare sull’aldilà e sul suo Principale: per me, se c’è un Dio – questo io lo do per scontato, perdonatemi – è sempre lo stesso che utilizza tutte le Sue rappresentazioni per mascherarSi e, come fosse sempre carnevale, partecipare alle feste di tutti i popoli del mondo. Evviva la vita, e preghiamo tutta la notte, dall’aperitivo in poi. Lui di mele ne può afferrare, mordere, gettarne i torsoli in terra, tutte le volte che desidera. È Lui che comanda, il Potere Impunibile. Soprattutto il sabato sera, quando non teme gli etilometri. Tuttavia, se un giorno Lo incontrerò in equilibrio su Giove con la punta del piede o ubriaco di vino sull’Olimpo e mi si presenterà col soprannome momentaneo di Bacco, è probabile che mi risponda: Dove diavolo sono? E nel secondo caso la puzza di alcol potrebbe confermarmi tutto il Suo disagio di esistere suo malgrado. Di pre-esistere senza spiegazione, addirittura, con la pesantissima responsabilità di essere la Causa Prima. Senza questo fardello non sarebbe che un proletario, come l’uomo. Invece, Lui è costretto perfino a bastarSi nella più completa solitudine, probabilmente nell’incapacità cronica di essere compreso fino in fondo. Poverino, dev’ essere proprio a immagine e somiglianza dell’uomo. Un giorno mi piacerebbe berci insieme. Gliene direi quattro, non solo per me, anzi, ne ho soprattutto per i miei fratelli ché io sono nato con la camicia addosso (e il cravattino che mi sono tolto perché ridicolo e borghese). E dovrei di buon grado offrirGli da bere un paio di giri. Per poi ricevere le Sue scuse scontate e riappacificarmi, infine, con il bicchiere della staffa. Il whisky più forte che abbia mai bruciato la lingua di un mortale, sento già che mi solletica il palato. Distilleria Paradiso, invecchiato di miliardi d’anni tanti non ne entrano in centomila calendari figurarsi nell’etichetta, un tiepido inferno che cali piacevole lungo l’esofago. Preso assieme alla Causa Prima – che onore! - di tutto questo caos di dinamiche impazzite, che l’uomo con i suoi strumenti ha imparato a chiamare natura, universo, apeiron e, significhi tutto o significhi nulla, che si allarga come una vertigine mostruosa mano a mano che si cresce in età e conoscenza. Proprio come chi, dopo morto, sogna di bersi della birra gelata con Hitler. Porca puttana, sentii che avrei avuto bisogno di un bicchiere di whisky. [...] 26/09/2008
Etichette:
bere,
causa prima,
cristoforo colombo,
diavolo,
dio,
hitler,
neri,
potere,
proletario,
racconto,
whisky
martedì 2 febbraio 2010
Primavera
Iscriviti a:
Post (Atom)