Destinati a odiarci come cani
beviamo il vino d'inverni amabili
sotto tetti di nuvole di latta
in bicchieri di fiamma nelle mani,
raccontandoci storie inconfessabili
e osservando la danza della gatta:
tieni anche tu nel cranio l'orrore?
Ho un solo passatempo: l'ossessione,
come un topo che rosicchia un fiore
e s'annida in un buco di ragione
per uscire ad uccidersi con noi
nella laida realtà senza eroi.
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martedì 16 dicembre 2014
Edgar Allan Poe
venerdì 26 settembre 2014
Arcadia
Le tue mani capienti
raccolgono la pioggia
e la danno al mare,
tengono mille moggia
di empirei gaudenti
e mi fanno volare
dove nascono i venti
e la luna s'appoggia
quando vuole sognare,
mentre scorre la roggia
dei tuoi primi armenti
e mi fa sospirare.
raccolgono la pioggia
e la danno al mare,
tengono mille moggia
di empirei gaudenti
e mi fanno volare
dove nascono i venti
e la luna s'appoggia
quando vuole sognare,
mentre scorre la roggia
dei tuoi primi armenti
e mi fa sospirare.
lunedì 7 maggio 2012
Presenza
Oggi non sei passata:
c'è un'enorme voragine nell'aria
i palazzi si sono allontanati
il cielo scuote le nuvole tronfie
palpebre gonfie di freddo e amarezza
la terra trema all'assenza magnetica
non si emancipa mai da un suolo servo
non consola alcun elettrodomestico
tutto si mischia senza il tuo respiro
(in un sinistro e irreale rumore)
e io dai difetti costretto al battito
in gabbia nel mio stomaco per ore.
Il mondo è grande, posso rallegrarmene,
ma il limite della tua pelle amplia
dell'universo la circonferenza,
o fa contrarre le punte del corpo
come se mi riparassi dal tuono
spogliato come un narciso sconfitto:
lo spazio picaro che ci separa
imita l'ordine che uccide gli uomini.
Spero che dal soffitto
cada una goccia del tuo odore dolce
che coli dal petto fino all'amplesso
come quando, cercando con le mani
i segreti della vita dell'altro,
abbiamo riso sino a tardi con Eros
spegnendo il vento col fuoco. Domani
cerco la stessa pace.
c'è un'enorme voragine nell'aria
i palazzi si sono allontanati
il cielo scuote le nuvole tronfie
palpebre gonfie di freddo e amarezza
la terra trema all'assenza magnetica
non si emancipa mai da un suolo servo
non consola alcun elettrodomestico
tutto si mischia senza il tuo respiro
(in un sinistro e irreale rumore)
e io dai difetti costretto al battito
in gabbia nel mio stomaco per ore.
Il mondo è grande, posso rallegrarmene,
ma il limite della tua pelle amplia
dell'universo la circonferenza,
o fa contrarre le punte del corpo
come se mi riparassi dal tuono
spogliato come un narciso sconfitto:
lo spazio picaro che ci separa
imita l'ordine che uccide gli uomini.
Spero che dal soffitto
cada una goccia del tuo odore dolce
che coli dal petto fino all'amplesso
come quando, cercando con le mani
i segreti della vita dell'altro,
abbiamo riso sino a tardi con Eros
spegnendo il vento col fuoco. Domani
cerco la stessa pace.
martedì 1 maggio 2012
Gli ultimi giorni di maggio
Bel fiore insoddisfatto
appassisci alla sera
invece di inventare nuove notti
di gambe nude e di passi veloci:
dovresti amare il tuo orgasmo superbo
rivoluzione dentro tanto niente.
In questo deserto di anime inferme
in fila alla grande distribuzione
so cosa viene in mente
nella luce astiosa, nei volti lividi:
sembra così inutile tanta pioggia
sulle guance, le ferite e l'asfalto,
ed è andata la nostra libertà
se gli uomini hanno ucciso gli uccelli,
con i superstiti volati via
da questa ostilità per il futuro.
Non ci restano che le nostre mani
da riempire di oggetti,
ma potremmo biasimare la paura
dei nostri sogni fragili.
Hai il viso di una rosa
su uno scaffale al neon,
io vivo in occhi vitrei e tristi, torbidi,
e il mio ruolo non è la primavera.
Siamo negli ultimi giorni di maggio,
domani cadrà il cielo
e tu vorresti amarmi?
appassisci alla sera
invece di inventare nuove notti
di gambe nude e di passi veloci:
dovresti amare il tuo orgasmo superbo
rivoluzione dentro tanto niente.
In questo deserto di anime inferme
in fila alla grande distribuzione
so cosa viene in mente
nella luce astiosa, nei volti lividi:
sembra così inutile tanta pioggia
sulle guance, le ferite e l'asfalto,
ed è andata la nostra libertà
se gli uomini hanno ucciso gli uccelli,
con i superstiti volati via
da questa ostilità per il futuro.
Non ci restano che le nostre mani
da riempire di oggetti,
ma potremmo biasimare la paura
dei nostri sogni fragili.
Hai il viso di una rosa
su uno scaffale al neon,
io vivo in occhi vitrei e tristi, torbidi,
e il mio ruolo non è la primavera.
Siamo negli ultimi giorni di maggio,
domani cadrà il cielo
e tu vorresti amarmi?
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