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martedì 2 febbraio 2010

Ex-Fiore

Con quanta fretta
te ne sei andata.
Come lo scatto che spegne la lampada.

Dammi una sigaretta – poi, m’hai detto.
Bianca brillava la tua pelle elettrica benché offesa dal mio fumare di uomo.

Disperato – io - disfatto. La tua assenza
fu abisso di spasmi che chiamai “chiesa”.
Un decaduto apostata d’amore, un vile infilato in infime tane.

Inutile inquilino è un dio dolore
per la finestra invaso dai silenzi:
il salotto sta muto, il letto zitto, la tempia tutta nell’orologio orrido.
Simili a lame i miei libri allineati,
nessun odore ne impregna le pagine.

La pioggia inesistente ricolma una speranza di grondaie.
La palazzina pesa col suo niente s’uno sciame di lacrime e capelli,
compagna e cagna del mio nulla nubile.

Io - di fatto - fischietto una presenza, questo tipo di non-tu. La catarsi
fata mia è finita, direi: A mai più.

Potrei essere eroe del sorriso, e senza
Bere! Solo, nello specchio. GUARDARSI,
per trovarvi occhi davvero aderenti
ai concetti ch’avevi intorno ai 20:
anni di volontà ludiche e nude,
anni di sillabe fagocitanti
dai futuri infiniti, con la mente su ogni male di tenero calore.

È accaduto, ho perduto un’esistenza.

Voglio una sigaretta.
Vedi alla voce: “ex-fiore”.
Vado di nuovo a capo,
ma senza fretta.

24/03/2008

mercoledì 20 agosto 2008

Agosto

Agosto disgustoso
imbevuto di birra
nella bocca del giorno
impastata di paura
c'è il non detto di notte,
fumo di sigaretta
e rabbia masticata
compromettono l'anima
mia destabilizzata.
Tristi filtri giallastri
come cuori esausti
inquinano il mio sonno,
perché mi fa tremare
dietro altre donne anonime
questo nulla che ha il nome
di una donna perduta.