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martedì 23 febbraio 2010

Pagina di Notte


Le notti sono tutte uguali: gli occhi chini dei lampioni, il cervello opaco della luna. Le notti sono tutte nere, come la fortuna. Cieca, dico al barista quando, appoggiato al bancone, storco un sorriso che riflette nebbie umane e illuminazioni artificiali. I miei denti disposti a difesa del tramonto. Il mio naso che disegna la sua umile ombra, nell’utero della notte. Già la notte, sempre uguale. Scorrono una appresso all’altra, le notti, come pagine di pece che rendono la consolazione l’apice del tempo quotidiano. Sul ventre convesso del buio dichiaro agli avventori (e non al barista, cui chiedo di versare un pezzo liquoroso di cielo) che si scivola gioiosamente dalla piazza al letto. Per fermate casuali. Per alienazioni minute. Per squarci di pensieri. Il tempo cerca d’inseguirmi, ma non riesce a starmi dietro. Il suo fallimento è la libertà. Così è la notte: sempre ugualmente disposta ad accogliere gli spiriti liberi. Perciò il mio sorriso diventa insetto. Che vibra le note di Chopin. E s’arrampica sulle facce degli altri. Pollini e parole, tutto si posa e svanisce nel fiore del letto. Il letto è una rosa: chi non dorme si riposa. Io dormo, sogno, navigo, esulto. Così, quando sarà già arrivata la legge dell’alba a far impallidire i lampioni e a smentire i fiochi sillogismi della luna, io potrò dirmi innocente e felice. Il giudice non abita qui. Anche se tutti i mattini non sono uguali. E il tribunale chiama le udienze fuori dal portone. Perché la luce è la toga del sole.

martedì 2 febbraio 2010

Liquore











Liquore? Siamo un unico bambino
che popola le strade.
Solo contro di noi
dico contro di noi
siamo ipercorruttìbili. Cioè, per tre caramelle,
con la follia intera di un assassino
che spara un colpo nel centro del cielo,
ci avveleniamo avidi della vita.
Ecco perché, caro naso di sigaro,
intorno ho uffici molto trafficati
da corruttori e concussori semplici.
Brindano ai reati tipici:
le donne
il polline
o l’alcol,
il sale
diciamo,
e sempre sporchi di cioccolato sul muso
mettono tutto un immenso mattino
nella gola del tempo.
Tu mento di bicchiere, ehi, guarda la cartina
come brucia! Divino.

15/05/2008