Visualizzazione post con etichetta sirene. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sirene. Mostra tutti i post

venerdì 17 ottobre 2014

Manhattan

New York è la spietata tritacarne
seducente e sfacciata
che agita uomini come elettroni
e attrae mosche, simile a miele,
su finestre impassibili
a impadronirsi di finte altezze.

Che farsa! Sono tutti piccoli punti
nel bosco delle sue ombre d'acciaio!
Così scintillanti
che i fondatori suoi si prostrerebbero
di fronte a questo nulla esorbitante,
in cui morire o salire su un volo
sono la medesima cosa:
irrilevanza.

Ci son stato qualche anno fa
ma pure in una vita precedente:
fui più stupito dai taxi di Roma
la prima volta che li vidi davanti,
che dalle file di scatole gialle
parcheggiate in salotto.

Ho inseguito il sole per raggiungere
questa città totale,
ciò rende le sue guglie più irreali
e la sua isola sogno;
la sola Broadway ha tante comparse
che potrei ora perdere me stesso
e Manhattan è una combinazione
infinita d'incroci,
coi ponti che evitano la deriva
di milioni di esserini urbani.

Io partirei comunque
sono emancipato dal bisogno
di nascondere in vuoti pirotecnici
la mia precarietà,
ma urlano ovunque le sirene
di questa polizia
che mi chiama per nome
per non farmi andar via.

sabato 16 luglio 2011

Colpa

Mi sono rifugiato
nel punto più lontano
dal tuo sguardo impaurito
per le mie perversioni.
Spogliata, magra e gracile,
nella mia intimità
strappai petali dalla
tua carne luminosa,
per raggiungere il sole
che illumina le schiene,
e spiegargli all’orecchio
che afferrai nel mio sonno
gambe ansimanti con il mento alzato.
E’ accaduto stanotte,
una menzogna estiva:
ho aperto gli occhi con accanto un angelo
ed ero solo;
perdona le mie mani immaginarie,
scorda la presunzione
delle labbra di nuvola,
se un vento misterioso
ha scaldato il tuo letto.
Con che pudore il mare,
simile al senso di colpa che incombe,
nasconde le sirene dell’inconscio,
tue imitatrici.
Ora sfoglio il giornale,
mi chiedo dove sei,
piego lo sguardo
e non vedo alcun vestito,
ma la sabbia su cui hai sdraiato il seno,
signora dei miei sogni.
E’ inevitabile
il mio impatto con te.