Il mio
sorriso
è raro
come la neve,
ma questo
rigore
non è
tutto merito tuo:
l'orrore
si mischia con le strade,
sale disseminato
sull'umanità morta
già di mattina.
Quante albe pallide sulle città!
Ho bevuto a litri
la medicina
che alta affollava gli scaffali
di un verde splendente,
ma devo avere un'enorme caverna
al posto dello stomaco:
non avvertivo queste gocce acide
tintinnare sul fondo
e curare il mio cuore.
Eppure, tronfio, insisteva il dottore
con quell'ecografia
a fomentargli gli occhi:
lei ha la bile e il sangue
nello stesso intestino,
beva dell'altro vino
se la sua mente langue.
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giovedì 25 dicembre 2014
giovedì 26 giugno 2014
La prima rosa
La prima rosa
è un palloncino
e ascende ansiosa
tra nubi in lino
cambia ogni cosa
nel suo cammino,
stelo da sposa
volto divino.
Col suo colore
di labbra e pelle
cura il pallore
di luna e stelle,
e all'alba un fiore
la notte espelle.
è un palloncino
e ascende ansiosa
tra nubi in lino
cambia ogni cosa
nel suo cammino,
stelo da sposa
volto divino.
Col suo colore
di labbra e pelle
cura il pallore
di luna e stelle,
e all'alba un fiore
la notte espelle.
domenica 6 aprile 2014
Il gallo
"Non ti meriti me
- disse il gallo gaudente
con la cresta da re -
non ti meriti niente
son sicuro perché
canto sempre per l'alba
e il sole non sei te".
- disse il gallo gaudente
con la cresta da re -
non ti meriti niente
son sicuro perché
canto sempre per l'alba
e il sole non sei te".
lunedì 27 agosto 2012
Creola
Robuste redini al morso del Sole,
canapa scura intrecciata alla notte,
la scia dei tuoi capelli è un'alba reale
che fa piegare ad arco il desiderio.
La salvezza riposa sul tuo seno
come una foglia caduta sull'ebano,
tenera oliva dai fianchi di terra
le tue gambe hanno la forza degli alberi.
Altare di corteccia profumata,
gesto che irrompe nelle circostanze,
frugando come ruscello nell'erba
la tua bellezza creola ha disturbato
del mare la tranquilla tracotanza
e la stabilità delle montagne.
canapa scura intrecciata alla notte,
la scia dei tuoi capelli è un'alba reale
che fa piegare ad arco il desiderio.
La salvezza riposa sul tuo seno
come una foglia caduta sull'ebano,
tenera oliva dai fianchi di terra
le tue gambe hanno la forza degli alberi.
Altare di corteccia profumata,
gesto che irrompe nelle circostanze,
frugando come ruscello nell'erba
la tua bellezza creola ha disturbato
del mare la tranquilla tracotanza
e la stabilità delle montagne.
martedì 24 aprile 2012
Fin da quando ero bambino
Evviva, mi hanno ammesso in manicomio:
fin da quando ero bambino ho sognato
di essere un uomo libero.
Poi sono fuggito dalla finestra
con il mio documento da malato
mischiandomi ai normali, nell'orchestra
che, come fa la notte,
talvolta esalta o copre l'ululato
di un individuo che ambisce alla luna.
Non so se sono un essere sbagliato:
mi affido alla fortuna,
alla ricerca di labbra, albe morbide
a cui cantare iperboli e parole
nel vetro del mattino.
E se tra nubi torbide mi sveglio
è perché penso a te:
l'acqua nei tuoi occhi mi farebbe salvo,
e mi fa stare meglio
la sanità mentale nei tuoi seni,
come se non fossi pazzo davvero
o il giorno non mi facesse più paura
con la sua indifferenza.
fin da quando ero bambino ho sognato
di essere un uomo libero.
Poi sono fuggito dalla finestra
con il mio documento da malato
mischiandomi ai normali, nell'orchestra
che, come fa la notte,
talvolta esalta o copre l'ululato
di un individuo che ambisce alla luna.
Non so se sono un essere sbagliato:
mi affido alla fortuna,
alla ricerca di labbra, albe morbide
a cui cantare iperboli e parole
nel vetro del mattino.
E se tra nubi torbide mi sveglio
è perché penso a te:
l'acqua nei tuoi occhi mi farebbe salvo,
e mi fa stare meglio
la sanità mentale nei tuoi seni,
come se non fossi pazzo davvero
o il giorno non mi facesse più paura
con la sua indifferenza.
sabato 26 febbraio 2011
Ballata nichilista
Le anime acerbe, inquiete ed orgogliose,
non prendono mai ordini
e detestano il sonno.
Recluta nichilista
con le guance macchiate
e la divisa che odora di birra!
La moto ti è simpatica
e il rock fa rumore,
ma le ombre si divertono
più sguaiate di te:
la smorfia ti sbeffeggia in vetrina,
la strada intorno oscilla
e il dito indica il petto.
C’è un fucile, desidera baciarti
proprio in quel punto.
Tu non sai dire no
mentre attendi fumando,
perché lei non telefona
neppure per negarsi.
Allora labbra e fuoco,
proiettile e temporale!
Pensando il cuore in pezzi
ti verrà il mal di testa.
La colpa è di quel demone
con cui ti fai la staffa.
Un amaro! - ordinava -
poi sputava per terra
e insisteva negli incubi
che giocare di notte
per distrarre la noia
è molto più difficile,
perché l’età dilata i nostri mostri.
E adesso il buio tace
quando si è fatto tardi.
L’alba è il rito anemico
di un sole che stupisce
solo chi mai c’è salito alle sei.
Molto meglio fuggire
dagli aguzzini mediocri,
dal tic tac senza numeri
di lei che non ritorna.
Noi sedevamo al tavolo
(facce da schiaffi e da cherubini)
appoggiando la maschera
a un bancone di ruggine.
Per gioco ti versavi
alcol a colazione.
Tu ti sentivi libero.
Ma la serranda chiude,
la risata e la morte
dalla spalla sinistra
si aggrappano ai piercing.
Collo chino di falce,
hai il viso deformato
da un bicchiere di ghiaccio.
Non vuoi andartene a letto?
E tremo per i postumi,
nella mattina in cui non ci sei più.
A me hai lasciato l’opportunità
di poter scrivere sulla virtù
di chi gioca sopra giostre enormi.
(A Stefano)
non prendono mai ordini
e detestano il sonno.
Recluta nichilista
con le guance macchiate
e la divisa che odora di birra!
La moto ti è simpatica
e il rock fa rumore,
ma le ombre si divertono
più sguaiate di te:
la smorfia ti sbeffeggia in vetrina,
la strada intorno oscilla
e il dito indica il petto.
C’è un fucile, desidera baciarti
proprio in quel punto.
Tu non sai dire no
mentre attendi fumando,
perché lei non telefona
neppure per negarsi.
Allora labbra e fuoco,
proiettile e temporale!
Pensando il cuore in pezzi
ti verrà il mal di testa.
La colpa è di quel demone
con cui ti fai la staffa.
Un amaro! - ordinava -
poi sputava per terra
e insisteva negli incubi
che giocare di notte
per distrarre la noia
è molto più difficile,
perché l’età dilata i nostri mostri.
E adesso il buio tace
quando si è fatto tardi.
L’alba è il rito anemico
di un sole che stupisce
solo chi mai c’è salito alle sei.
Molto meglio fuggire
dagli aguzzini mediocri,
dal tic tac senza numeri
di lei che non ritorna.
Noi sedevamo al tavolo
(facce da schiaffi e da cherubini)
appoggiando la maschera
a un bancone di ruggine.
Per gioco ti versavi
alcol a colazione.
Tu ti sentivi libero.
Ma la serranda chiude,
la risata e la morte
dalla spalla sinistra
si aggrappano ai piercing.
Collo chino di falce,
hai il viso deformato
da un bicchiere di ghiaccio.
Non vuoi andartene a letto?
E tremo per i postumi,
nella mattina in cui non ci sei più.
A me hai lasciato l’opportunità
di poter scrivere sulla virtù
di chi gioca sopra giostre enormi.
(A Stefano)
martedì 23 febbraio 2010
Pagina di Notte
Le notti sono tutte uguali: gli occhi chini dei lampioni, il cervello opaco della luna. Le notti sono tutte nere, come la fortuna. Cieca, dico al barista quando, appoggiato al bancone, storco un sorriso che riflette nebbie umane e illuminazioni artificiali. I miei denti disposti a difesa del tramonto. Il mio naso che disegna la sua umile ombra, nell’utero della notte. Già la notte, sempre uguale. Scorrono una appresso all’altra, le notti, come pagine di pece che rendono la consolazione l’apice del tempo quotidiano. Sul ventre convesso del buio dichiaro agli avventori (e non al barista, cui chiedo di versare un pezzo liquoroso di cielo) che si scivola gioiosamente dalla piazza al letto. Per fermate casuali. Per alienazioni minute. Per squarci di pensieri. Il tempo cerca d’inseguirmi, ma non riesce a starmi dietro. Il suo fallimento è la libertà. Così è la notte: sempre ugualmente disposta ad accogliere gli spiriti liberi. Perciò il mio sorriso diventa insetto. Che vibra le note di Chopin. E s’arrampica sulle facce degli altri. Pollini e parole, tutto si posa e svanisce nel fiore del letto. Il letto è una rosa: chi non dorme si riposa. Io dormo, sogno, navigo, esulto. Così, quando sarà già arrivata la legge dell’alba a far impallidire i lampioni e a smentire i fiochi sillogismi della luna, io potrò dirmi innocente e felice. Il giudice non abita qui. Anche se tutti i mattini non sono uguali. E il tribunale chiama le udienze fuori dal portone. Perché la luce è la toga del sole.
martedì 2 febbraio 2010
Prova di sonetto
Che triste notte, di lacrime d’oro,
senza i tuoi grandi e stanchi occhi materni.
Vorrei svegliarmi per stare con loro
fissarli come due attimi eterni.
Ma ora tu sei solo un seno lontano,
così devo passare per le stelle
e poi cercare in cielo con la mano,
versarci latte, farne la tua pelle,
carezzarne i confini con le dita.
Quando però legherò i tuoi capelli
ben stretti ai pallidi fili di luna,
verrà una nuova alba, e una nuova vita,
ché i raggi tuoi trasformeranno quelli
in mite gloria, in sole ed in fortuna!
08/10/2007
senza i tuoi grandi e stanchi occhi materni.
Vorrei svegliarmi per stare con loro
fissarli come due attimi eterni.
Ma ora tu sei solo un seno lontano,
così devo passare per le stelle
e poi cercare in cielo con la mano,
versarci latte, farne la tua pelle,
carezzarne i confini con le dita.
Quando però legherò i tuoi capelli
ben stretti ai pallidi fili di luna,
verrà una nuova alba, e una nuova vita,
ché i raggi tuoi trasformeranno quelli
in mite gloria, in sole ed in fortuna!
08/10/2007
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