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sabato 6 aprile 2013

Don't try Suicide

Ho pensato la tua morte,
la resa a dio, il suicidio:
tu eri un missile e ti schiantavi al suolo
facendo esplodere tutta la terra,
il tuo urlo era l'universo
e ricadeva nel vuoto.

Meglio non sarebbe stato
il tuo lieve penzolare
appesa al cielo
in scia alla falce, quella maledetta
che cancella rubriche telefoniche
come l'oblio.

Cos'altro può gridarti la pistola
all'orecchio se non BANG?
Sarebbe la fine del futurista
noto come Majakovskij,
la polvere da sparo
non conosce misteri.

Inghiottire le pasticche
mischiate ai mazzi di fiori,
in un veliero, o nell'oblunga vasca,
sarebbe un dolce e sensuale conato,
quasi silenzio.

Allora ho scongiurato l'uccellaccio
affinché fosse prudente
e non azzardasse picchiate:
desidero che la tua morte sia
una bolla di sapone che scoppia,
o se preferisci l'epica
il fiume che annega nel mare
quando il sole si addormenta.

martedì 2 febbraio 2010

Marinetti è morto



















Rapido
il nulla
ti supera
in superbia.
Niente è importante
- arringatore rozzo -
la verità è invisibile
tutto sta zitto. Nel caos.
Tu corri pure (ptù) rampante,
l’auto da corsa finisce in un baratro
l’herpes che viene alla gente importante.
Poco prima del feretro
accelera.

03/05/2008

La differenza tra Marinetti e Majakovskij, seppure entrambi siano futuristi e condividano alcuni concetti (che io non condivido) è netta. Aderiscono tutti e due a un movimento rivoluzionario (l'italiano il fascismo, il russo il bolscevismo) e ne rimangono profondamente delusi, fino a staccarsene. Ma mentre Majacovskij ha il coraggio di criticare apertamente il regime con i suoi spettacoli fino all'emarginazione e al suicidio, Marinetti, dopo essersi accorto che quel tipo di vita distante dalla sua primigenia adesione al fascismo non lo porterebbe che all'emarginazione, decide di ributtarcisi mani e piedi. E si riaccosta al Fascismo e a Mussolini, che nel frattempo ha preso il potere. Il regime lo ripaga dedicandogli importanti onoranze nazionali (1924) ed egli, a sua volta, firma il Manifesto degli intellettuali fascisti (1925). Come ambasciatore del regime, Marinetti viaggia in Sudamerica e in Spagna. Nel 1929 lo stesso Mussolini vorrà Marinetti nell'Accademia d'Italia, appena fondata. Il fondatore del futurismo è ormai diventato un difensore della letteratura e della lingua italiana contro l'"esterofilia" dilagante, con effetti surreali: come quando gli capita di pronunciare discorsi su Giacomo Leopardi "maestro d'ottimismo" o di decantare il futurismo di Ludovico Ariosto. Naturalmente tutti ricordano la sua orrida definizione della guerra come "igiene del mondo".