La persona sarei migliore al mondo
se piangessi quel sangue
che mi bagna i piedi.
La vita è veloce,
la sua fu così corta
che chiedo: dio che diavolo facesti
lasciandolo affogare?
Era davvero necessario mettere
un mare tra le bombe e quel bambino?
Nascosto nella solita attenuante
dell'errore umano
nella tempesta tuoni:
ecco la cattiveria degli uomini!
Io invece vedo la nostra miseria
blandita dalle onde.
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sabato 26 settembre 2015
martedì 24 aprile 2012
Fin da quando ero bambino
Evviva, mi hanno ammesso in manicomio:
fin da quando ero bambino ho sognato
di essere un uomo libero.
Poi sono fuggito dalla finestra
con il mio documento da malato
mischiandomi ai normali, nell'orchestra
che, come fa la notte,
talvolta esalta o copre l'ululato
di un individuo che ambisce alla luna.
Non so se sono un essere sbagliato:
mi affido alla fortuna,
alla ricerca di labbra, albe morbide
a cui cantare iperboli e parole
nel vetro del mattino.
E se tra nubi torbide mi sveglio
è perché penso a te:
l'acqua nei tuoi occhi mi farebbe salvo,
e mi fa stare meglio
la sanità mentale nei tuoi seni,
come se non fossi pazzo davvero
o il giorno non mi facesse più paura
con la sua indifferenza.
fin da quando ero bambino ho sognato
di essere un uomo libero.
Poi sono fuggito dalla finestra
con il mio documento da malato
mischiandomi ai normali, nell'orchestra
che, come fa la notte,
talvolta esalta o copre l'ululato
di un individuo che ambisce alla luna.
Non so se sono un essere sbagliato:
mi affido alla fortuna,
alla ricerca di labbra, albe morbide
a cui cantare iperboli e parole
nel vetro del mattino.
E se tra nubi torbide mi sveglio
è perché penso a te:
l'acqua nei tuoi occhi mi farebbe salvo,
e mi fa stare meglio
la sanità mentale nei tuoi seni,
come se non fossi pazzo davvero
o il giorno non mi facesse più paura
con la sua indifferenza.
mercoledì 3 febbraio 2010
Tre mondi
[...] Quando ero piccolo pensavo esistessero tre mondi. Uno: quello reale. Due: quello dei sogni. Tre: quello dei desideri. Questo perché, nella mia metafisica infantile, era la carica immaginifica a soffiare il vero principio vitale. Il primo mondo era la fantasia di Dio che, col mio concorso, tracciava un destino e lo rendeva esistente. Il secondo lo credevo concreto per l’incapacità dei sogni di contraddirsi nella loro imprevedibilità. E il terzo, nonostante fosse tutta opera mia, doveva essere altrettanto tangibile per la ripetizione delle situazioni che mi figuravo, sempre ricorrendo alle stesse immagini di me. Ad esempio. Nel primo, se Dio mi toglieva qualcosa poi mi restituiva, così se litigavo con un amico dopo prendevo un bel voto a scuola perché la bilancia si equilibrasse. Nel secondo, se incontravo una scala che non riuscivo a salire sapevo che tanto non sarei mai riuscito a salirla in nessun sogno. Nel terzo, se immaginavo di marcare un gol in un certo modo e di festeggiare in un certo modo, be’, sempre in quelle stesse maniere mi figuravo di comportarmi.
Inoltre, l’immaginazione era anche la placenta della mia infanzia. Mi nutriva proteggendomi dalla verità del mondo cui un bambino non è pronto. Tornando ai tre mondi. Nel primo mi sentivo protetto perché nel mio destino non poteva starci scritto nulla di male. Nel secondo non poteva succedermi niente d’irrimediabile poiché i sogni si spengono sempre prima dell’impatto col fondo del precipizio. Nel terzo meno che mai, dato che il regista ero io, e se fantasticavo una disgrazia era perché quella avrebbe potuto darmi lustro, e ne usciva una sceneggiatura celebrativa.
Da tutto questo deduco che l’immaginazione illude di un potere illimitato. Da piccolo non prendevo sul serio la morte, era esclusa da ciascuno dei tre mondi. Se fossi morto come avrebbe potuto Dio compensare la bilancia? Esiste un sogno in cui si muore senza svegliarsi sopravvissuto? Si può desiderare di morire se la tua testa vede tutte le strade alternative della fantasia? Così, oggi, credo che l’immaginazione immacolata sia l’Eden vietato, e che sarà la via per l’immortalità. A metà di questo secolo mi aspetto un altro Einstein che surclassi la teoria della relatività, rinvigorendo la forza immaginifica della teoria, la sua potenza creativa. [...]
07/06/2008
Inoltre, l’immaginazione era anche la placenta della mia infanzia. Mi nutriva proteggendomi dalla verità del mondo cui un bambino non è pronto. Tornando ai tre mondi. Nel primo mi sentivo protetto perché nel mio destino non poteva starci scritto nulla di male. Nel secondo non poteva succedermi niente d’irrimediabile poiché i sogni si spengono sempre prima dell’impatto col fondo del precipizio. Nel terzo meno che mai, dato che il regista ero io, e se fantasticavo una disgrazia era perché quella avrebbe potuto darmi lustro, e ne usciva una sceneggiatura celebrativa.
Da tutto questo deduco che l’immaginazione illude di un potere illimitato. Da piccolo non prendevo sul serio la morte, era esclusa da ciascuno dei tre mondi. Se fossi morto come avrebbe potuto Dio compensare la bilancia? Esiste un sogno in cui si muore senza svegliarsi sopravvissuto? Si può desiderare di morire se la tua testa vede tutte le strade alternative della fantasia? Così, oggi, credo che l’immaginazione immacolata sia l’Eden vietato, e che sarà la via per l’immortalità. A metà di questo secolo mi aspetto un altro Einstein che surclassi la teoria della relatività, rinvigorendo la forza immaginifica della teoria, la sua potenza creativa. [...]
07/06/2008
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