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domenica 5 aprile 2015

Porcile

Nella poesia mi sono rifugiato
perché delle parole non ho paura,
mille uomini hanno umiliato
la pia neutralità della natura:

ciascuno vuole esser rispettato
mentre maneggia con rabbia l'abiura,
io invece coltivo il mio prato
immaginando dietro a una fessura.

Posso accontentarmi d'un cortile?
Eppure sognai mari e praterie,
in ansiosa attesa del paradiso

alle città credetti, e a profezie,
prestando fede ad ogni sorriso
che occultava il tanfo del porcile.





venerdì 26 dicembre 2014

Prometeo

Hai già dimenticato la potenza
che ci rendeva vivi?
Del fuoco inquieto che ha preceduto
il tanfo acre della penitenza
resta un fondo di cenere
alla portata delle mie parole:
se una scintilla c'è
ti prometto che ne farò bagliore.

domenica 21 settembre 2014

Whitman

Walt Whitman fu un mediocre giornalista
per le fonti più caustiche:

anteporre parole alle notizie
può risultare un fine onanistico,

ma se queste diventano dei versi
battendo praterie inesplorate,

la grandezza rivelano dell'uomo
amante dell'immagine.

Faccio il mestiere imparziale di urlone
che scrive cronache subito vecchie,

nulla creo né distruggo
quando invece vorrei ferire il cielo

con stimmate più pure e durature,
aprendo nuovi spazi

che trascendano date
inventandosi il vero.

martedì 5 agosto 2014

Gaza

Le formiche camminano
da destra a sinistra

fuori dalle prigioni
come aerei di carta,

anche l'arabo aspira
a raccontarsi libero

sul suo suolo seccato
da un tempo millenario

e più bruciano pagine
più le formiche vanno

oltre le feritoie
di celle insufficienti

a svegliare i fratelli
sotto cieli di bombe

accesi dal delirio
di uno Stato esclusivo

che censura se stesso
per potersi assolvere:

le formiche lo sanno
e pistano parole

su fogli che assillano
la coscienza del mondo.


martedì 24 aprile 2012

Fin da quando ero bambino

Evviva, mi hanno ammesso in manicomio:
fin da quando ero bambino ho sognato
di essere un uomo libero.
Poi sono fuggito dalla finestra
con il mio documento da malato
mischiandomi ai normali, nell'orchestra
che, come fa la notte,
talvolta esalta o copre l'ululato
di un individuo che ambisce alla luna.
Non so se sono un essere sbagliato:
mi affido alla fortuna,
alla ricerca di labbra, albe morbide
a cui cantare iperboli e parole
nel vetro del mattino.
E se tra nubi torbide mi sveglio
è perché penso a te:
l'acqua nei tuoi occhi mi farebbe salvo,
e mi fa stare meglio
la sanità mentale nei tuoi seni,
come se non fossi pazzo davvero
o il giorno non mi facesse più paura
con la sua indifferenza.

lunedì 30 maggio 2011

29

Il pugno che agito in alto
non minaccia alcun cielo
non arringa la rabbia,
non dice di vittorie.
E’ più simile al sesso di un bambino
che nudo affronta, ridendo, il futuro.
Perché io non sarò mai come voi.
che vi vedete ovunque
nei titoli gridati.
Falsi tra sputi e ricami su frasi,
lingue strette da nodi di cravatta,
sento nel vostro accento
punte da bugiardi o da scarpe di marca,
l’incubo del labirinto di specchi,
stonato come il canto
che dedicate al sé.
Tra piante rampicanti
sono solo una bocca
e tale resterò,
anche avvolto da parole e da muse.
Oppure sarò un uccello o un insetto,
che scappa dalle finestre socchiuse
appena sente odore d’aria aperta.
Cercami come
fango nel fiume
goccia nel mare
sasso del suolo
soffio nel vento
lacrima nella pioggia
raggio nella luce,
voce nella città
nulla nell’universo.
Umile battito d’umanità,
affacciato dall'occhiaia di un palazzo,
schiocco di dita di un dio che non c’è
neppure nella poesia.
La semplicità si svela da sola
ed è un essere abbastanza complesso,
non è utile coprirsi di ridicolo
scimmiottando l'assurdo.
Appoggio come un punto su una parete bianca
e scrivo per non affermare niente:
il ventinove è anonimo
e non celebra nulla.