Il mistero è caduto nella notte
come un tramonto sordo:
non ha lasciato che sbigottimento
nei nostri occhi vuoti.
Tutto questo tormento
dell'infinito resta un riflesso
e non deve far paura:
impazzire orientati
al silenzio del sole
è la nostra natura.
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mercoledì 9 settembre 2015
domenica 5 aprile 2015
Porcile
Nella poesia mi sono rifugiato
perché delle parole non ho paura,
mille uomini hanno umiliato
la pia neutralità della natura:
ciascuno vuole esser rispettato
mentre maneggia con rabbia l'abiura,
io invece coltivo il mio prato
immaginando dietro a una fessura.
Posso accontentarmi d'un cortile?
Eppure sognai mari e praterie,
in ansiosa attesa del paradiso
alle città credetti, e a profezie,
prestando fede ad ogni sorriso
che occultava il tanfo del porcile.
perché delle parole non ho paura,
mille uomini hanno umiliato
la pia neutralità della natura:
ciascuno vuole esser rispettato
mentre maneggia con rabbia l'abiura,
io invece coltivo il mio prato
immaginando dietro a una fessura.
Posso accontentarmi d'un cortile?
Eppure sognai mari e praterie,
in ansiosa attesa del paradiso
alle città credetti, e a profezie,
prestando fede ad ogni sorriso
che occultava il tanfo del porcile.
venerdì 14 novembre 2014
Fiore carnivoro
Nel tuo fiore carnivoro
io sono solo mosca
posata sull'ossimoro
di bellezza e violenza,
dell'essere al mondo
esse danno l'essenza
inghiottendosi a fondo
come il verme e la pesca
si scambiano i ruoli
la trota e l'acqua fresca
e tutta la natura
io spero mi consoli.
io sono solo mosca
posata sull'ossimoro
di bellezza e violenza,
dell'essere al mondo
esse danno l'essenza
inghiottendosi a fondo
come il verme e la pesca
si scambiano i ruoli
la trota e l'acqua fresca
e tutta la natura
io spero mi consoli.
sabato 16 febbraio 2013
Islanda
La pietra morde di faccia l'oceano
bambini raschiano il muschio con le unghie
giorno e notte combattono per il cielo
dilaniando la luce
spartendosi le stagioni nel sangue
bagnandosi nell'oro.
Quanta violenza siede nel silenzio
come una madre che non ami il figlio
mentre il ghiaccio robusto grida vento
sotto uccelli mostruosi,
molto più intelligenti delle nuvole
che non si interessano della terra.
Si può restare in piedi
in questa cosmogonia sussurrata
dalle fessure di eterna natura.
Chissà che pensano i fratelli pesci
se provano la paura
immersi nell'altra metà d'immenso.
bambini raschiano il muschio con le unghie
giorno e notte combattono per il cielo
dilaniando la luce
spartendosi le stagioni nel sangue
bagnandosi nell'oro.
Quanta violenza siede nel silenzio
come una madre che non ami il figlio
mentre il ghiaccio robusto grida vento
sotto uccelli mostruosi,
molto più intelligenti delle nuvole
che non si interessano della terra.
Si può restare in piedi
in questa cosmogonia sussurrata
dalle fessure di eterna natura.
Chissà che pensano i fratelli pesci
se provano la paura
immersi nell'altra metà d'immenso.
mercoledì 12 dicembre 2012
Bosnia
In primavera la terra si gonfia
protesa come un seno
morbida come labbra
tutta irsuta di fiori
e accesa di luce.
Lei illude gli uomini di un infinito
senza ruvidi inverni,
dove, di nascosto, sgorga acqua limpida
e la frutta fa festa.
Intanto l'aria si attiva
verso una stupida natura estiva,
intrisa di mattine
impregnata di prugna
in un cielo che supera lo sguardo
e attraversa i tramonti.
protesa come un seno
morbida come labbra
tutta irsuta di fiori
e accesa di luce.
Lei illude gli uomini di un infinito
senza ruvidi inverni,
dove, di nascosto, sgorga acqua limpida
e la frutta fa festa.
Intanto l'aria si attiva
verso una stupida natura estiva,
intrisa di mattine
impregnata di prugna
in un cielo che supera lo sguardo
e attraversa i tramonti.
lunedì 8 febbraio 2010
Sonic Youth live
Per la prima volta ho ascoltato i Sonic Youth dal vivo. Hanno suonato Daydream Nation -inserito nel 2006 all'interno di The Library of Congress' National Recording Registry, istituzione che documenta la storia dell'America attraverso la musica - in un luogo suggestivo come il teatro romano di Ostia Antica. Era giusto ieri notte, una notte di noise. Tutti noi stavamo arrampicati sulle gradinate come locuste colorate su vecchie pietre, il cielo era lucido e terso, e presiedeva il concerto approvando con migliaia di luci. Le due chitarre suonavano come delle pazzie consapevoli, magnifiche. Sfregate sul palco, usate come percussioni, abusate negli armonici; Lee Ranaldo ha perfino pizzicato una chitarra classica amplificata con una distorsione che soltanto chi conosce a fondo la lingua dei pick-up è in grado di interpretare. La batteria non dava tregua e percuoteva il tappeto di quei virtuosismi, per far agitare tutte le locuste nell’ombra, me compreso, ma io stavo fermo e cercavo di distinguere i singoli suoni, per quello che potevo, e per quello che riuscivo mi lasciavo trasportare, anche nel soprappensiero, da quel tappeto di stridori armonici, da quel tessuto di incroci virtuosi e incredibili sovrapposizioni. C’è un fascino particolare in chi è in grado di controllare il suono con tanta perizia. È come se fosse capace di dominare un elemento della natura, attraverso un feticcio chiamato strumento. So come vi colpisce il timpano a voi locuste se do una manata sulla tastiera, e quando danno una manata ci arriva proprio quella vibrazione, precisa, creata per un atto consapevole. So cosa si propaga se sfrego tra le corde questo cacciavite in questo modo, e proprio quel fenomeno sonoro accade, contenuto nell’isteria di riflettori blu e viola. Poi ad un certo punto Kim Gordon ha smesso un attimo di cantare e si è messa a girare su se stessa come una bimba, o una baccante con un vestitino bianco da mocciosa. Ora, nel teatro, siamo dentro la musica, come ogni volta che la si ascolta davvero, la musica vera, sembra non contenersi più dalla frenesia, e si capisce. Ieri è stata una notte indie, una notte rock.
08/07/2007
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