L'insonnia entra nelle mie coperte:
con le mani sudate m'accarezza
filtrando umida dentro il cassetto
dove tengo le ali del mio sonno.
La fata fastidiosa
fa camminare formiche sugli arti,
grida il silenzio del tempo che passa
e nelle pause sussurra miserie
in rumori domestici. Salvarti
è impossibile: lei
è l'amante che ama la tua mente
e vuole uccidere quello che sei.
Io sono il quadro appeso a parete
con un chiodo alla fronte
e gli occhi strabuzzati!
Nei nostri orologi
non ci sono più ore,
solo tanti minuti disperati
da contare nel buio:
dover lottare anche contro la notte,
quale assurdità se questa esiste
come distante meccanica in cielo!
L'insonnia sono io
che lancio sassi in fondo ad un pozzo,
che dormo su uno specchio,
che chiedo lumi a dio
non ricambiato dal tonfo del fulmine.
Regina dei tremori,
sappi che un giorno mi nasconderò
nel letto ineluttabile
dove non potrai prendermi.
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domenica 18 ottobre 2015
sabato 26 febbraio 2011
Ballata nichilista
Le anime acerbe, inquiete ed orgogliose,
non prendono mai ordini
e detestano il sonno.
Recluta nichilista
con le guance macchiate
e la divisa che odora di birra!
La moto ti è simpatica
e il rock fa rumore,
ma le ombre si divertono
più sguaiate di te:
la smorfia ti sbeffeggia in vetrina,
la strada intorno oscilla
e il dito indica il petto.
C’è un fucile, desidera baciarti
proprio in quel punto.
Tu non sai dire no
mentre attendi fumando,
perché lei non telefona
neppure per negarsi.
Allora labbra e fuoco,
proiettile e temporale!
Pensando il cuore in pezzi
ti verrà il mal di testa.
La colpa è di quel demone
con cui ti fai la staffa.
Un amaro! - ordinava -
poi sputava per terra
e insisteva negli incubi
che giocare di notte
per distrarre la noia
è molto più difficile,
perché l’età dilata i nostri mostri.
E adesso il buio tace
quando si è fatto tardi.
L’alba è il rito anemico
di un sole che stupisce
solo chi mai c’è salito alle sei.
Molto meglio fuggire
dagli aguzzini mediocri,
dal tic tac senza numeri
di lei che non ritorna.
Noi sedevamo al tavolo
(facce da schiaffi e da cherubini)
appoggiando la maschera
a un bancone di ruggine.
Per gioco ti versavi
alcol a colazione.
Tu ti sentivi libero.
Ma la serranda chiude,
la risata e la morte
dalla spalla sinistra
si aggrappano ai piercing.
Collo chino di falce,
hai il viso deformato
da un bicchiere di ghiaccio.
Non vuoi andartene a letto?
E tremo per i postumi,
nella mattina in cui non ci sei più.
A me hai lasciato l’opportunità
di poter scrivere sulla virtù
di chi gioca sopra giostre enormi.
(A Stefano)
non prendono mai ordini
e detestano il sonno.
Recluta nichilista
con le guance macchiate
e la divisa che odora di birra!
La moto ti è simpatica
e il rock fa rumore,
ma le ombre si divertono
più sguaiate di te:
la smorfia ti sbeffeggia in vetrina,
la strada intorno oscilla
e il dito indica il petto.
C’è un fucile, desidera baciarti
proprio in quel punto.
Tu non sai dire no
mentre attendi fumando,
perché lei non telefona
neppure per negarsi.
Allora labbra e fuoco,
proiettile e temporale!
Pensando il cuore in pezzi
ti verrà il mal di testa.
La colpa è di quel demone
con cui ti fai la staffa.
Un amaro! - ordinava -
poi sputava per terra
e insisteva negli incubi
che giocare di notte
per distrarre la noia
è molto più difficile,
perché l’età dilata i nostri mostri.
E adesso il buio tace
quando si è fatto tardi.
L’alba è il rito anemico
di un sole che stupisce
solo chi mai c’è salito alle sei.
Molto meglio fuggire
dagli aguzzini mediocri,
dal tic tac senza numeri
di lei che non ritorna.
Noi sedevamo al tavolo
(facce da schiaffi e da cherubini)
appoggiando la maschera
a un bancone di ruggine.
Per gioco ti versavi
alcol a colazione.
Tu ti sentivi libero.
Ma la serranda chiude,
la risata e la morte
dalla spalla sinistra
si aggrappano ai piercing.
Collo chino di falce,
hai il viso deformato
da un bicchiere di ghiaccio.
Non vuoi andartene a letto?
E tremo per i postumi,
nella mattina in cui non ci sei più.
A me hai lasciato l’opportunità
di poter scrivere sulla virtù
di chi gioca sopra giostre enormi.
(A Stefano)
lunedì 8 febbraio 2010
Genova 2009
Mi porta una lunga serpe di cemento
oltre la barriera di casamenti
nell'abbraccio d'acciaio di Genova.
La sera sudicia
un sogno mi evita
fugge per i carrugi
e ha paura del porto:
quanto dista la mia anima?
Perché è più bello bere,
per dirsi vigliaccamente infiniti:
ho i piedi grandi tutta quanta l'acqua,
il mio petto alto è il cielo poderoso
e la mia testa ciò che non si vede.
La settima allucinazione assurda
è il fantasma di una farfalla umana:
la sua piccola mano tocca un'onda
e muove tutto il mare.
La lascio posare in terra e le dico:
Ehi, bambina bianchissima,
se io sono Genova tu sei il mare,
mi potresti aspettare?
Lo sai, è più bello bere,
poi baciarti e dormire
nel tuo soffice buio.
02/02/2009
oltre la barriera di casamenti
nell'abbraccio d'acciaio di Genova.
La sera sudicia
un sogno mi evita
fugge per i carrugi
e ha paura del porto:
quanto dista la mia anima?
Perché è più bello bere,
per dirsi vigliaccamente infiniti:
ho i piedi grandi tutta quanta l'acqua,
il mio petto alto è il cielo poderoso
e la mia testa ciò che non si vede.
La settima allucinazione assurda
è il fantasma di una farfalla umana:
la sua piccola mano tocca un'onda
e muove tutto il mare.
La lascio posare in terra e le dico:
Ehi, bambina bianchissima,
se io sono Genova tu sei il mare,
mi potresti aspettare?
Lo sai, è più bello bere,
poi baciarti e dormire
nel tuo soffice buio.
02/02/2009
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