La tua assenza è la lama
che mi taglia a metà:
ma trovai una vetrina
per la mia vanità,
centinaia di bambole
con i volti di plastica,
nessuna aveva vita
né promesse nel grembo.
Abbassa la serranda
e tagliami la testa,
caro giocattolaio
il mio cuore non compra.
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giovedì 15 maggio 2014
domenica 19 maggio 2013
Caverna a cielo aperto
Questo sole assoluto
è la più grande assenza
cha sia nato o caduto
non mi fa differenza
se ogni cosa si alterna
senza potersi opporre
alla morte materna
il mio pensiero corre
con enorme stupore:
non riesco a disegnare
nel vuoto del colore
una fine da fare.
è la più grande assenza
cha sia nato o caduto
non mi fa differenza
se ogni cosa si alterna
senza potersi opporre
alla morte materna
il mio pensiero corre
con enorme stupore:
non riesco a disegnare
nel vuoto del colore
una fine da fare.
lunedì 7 maggio 2012
Presenza
Oggi non sei passata:
c'è un'enorme voragine nell'aria
i palazzi si sono allontanati
il cielo scuote le nuvole tronfie
palpebre gonfie di freddo e amarezza
la terra trema all'assenza magnetica
non si emancipa mai da un suolo servo
non consola alcun elettrodomestico
tutto si mischia senza il tuo respiro
(in un sinistro e irreale rumore)
e io dai difetti costretto al battito
in gabbia nel mio stomaco per ore.
Il mondo è grande, posso rallegrarmene,
ma il limite della tua pelle amplia
dell'universo la circonferenza,
o fa contrarre le punte del corpo
come se mi riparassi dal tuono
spogliato come un narciso sconfitto:
lo spazio picaro che ci separa
imita l'ordine che uccide gli uomini.
Spero che dal soffitto
cada una goccia del tuo odore dolce
che coli dal petto fino all'amplesso
come quando, cercando con le mani
i segreti della vita dell'altro,
abbiamo riso sino a tardi con Eros
spegnendo il vento col fuoco. Domani
cerco la stessa pace.
c'è un'enorme voragine nell'aria
i palazzi si sono allontanati
il cielo scuote le nuvole tronfie
palpebre gonfie di freddo e amarezza
la terra trema all'assenza magnetica
non si emancipa mai da un suolo servo
non consola alcun elettrodomestico
tutto si mischia senza il tuo respiro
(in un sinistro e irreale rumore)
e io dai difetti costretto al battito
in gabbia nel mio stomaco per ore.
Il mondo è grande, posso rallegrarmene,
ma il limite della tua pelle amplia
dell'universo la circonferenza,
o fa contrarre le punte del corpo
come se mi riparassi dal tuono
spogliato come un narciso sconfitto:
lo spazio picaro che ci separa
imita l'ordine che uccide gli uomini.
Spero che dal soffitto
cada una goccia del tuo odore dolce
che coli dal petto fino all'amplesso
come quando, cercando con le mani
i segreti della vita dell'altro,
abbiamo riso sino a tardi con Eros
spegnendo il vento col fuoco. Domani
cerco la stessa pace.
martedì 2 febbraio 2010
Ex-Fiore
Con quanta fretta
te ne sei andata.
Come lo scatto che spegne la lampada.
Dammi una sigaretta – poi, m’hai detto.
Bianca brillava la tua pelle elettrica benché offesa dal mio fumare di uomo.
Disperato – io - disfatto. La tua assenza
fu abisso di spasmi che chiamai “chiesa”.
Un decaduto apostata d’amore, un vile infilato in infime tane.
Inutile inquilino è un dio dolore
per la finestra invaso dai silenzi:
il salotto sta muto, il letto zitto, la tempia tutta nell’orologio orrido.
Simili a lame i miei libri allineati,
nessun odore ne impregna le pagine.
La pioggia inesistente ricolma una speranza di grondaie.
La palazzina pesa col suo niente s’uno sciame di lacrime e capelli,
compagna e cagna del mio nulla nubile.
Io - di fatto - fischietto una presenza, questo tipo di non-tu. La catarsi
fata mia è finita, direi: A mai più.
Potrei essere eroe del sorriso, e senza
Bere! Solo, nello specchio. GUARDARSI,
per trovarvi occhi davvero aderenti
ai concetti ch’avevi intorno ai 20:
anni di volontà ludiche e nude,
anni di sillabe fagocitanti
dai futuri infiniti, con la mente su ogni male di tenero calore.
È accaduto, ho perduto un’esistenza.
Voglio una sigaretta.
Vedi alla voce: “ex-fiore”.
Vado di nuovo a capo,
ma senza fretta.
24/03/2008
te ne sei andata.
Come lo scatto che spegne la lampada.
Dammi una sigaretta – poi, m’hai detto.
Bianca brillava la tua pelle elettrica benché offesa dal mio fumare di uomo.
Disperato – io - disfatto. La tua assenza
fu abisso di spasmi che chiamai “chiesa”.
Un decaduto apostata d’amore, un vile infilato in infime tane.
Inutile inquilino è un dio dolore
per la finestra invaso dai silenzi:
il salotto sta muto, il letto zitto, la tempia tutta nell’orologio orrido.
Simili a lame i miei libri allineati,
nessun odore ne impregna le pagine.
La pioggia inesistente ricolma una speranza di grondaie.
La palazzina pesa col suo niente s’uno sciame di lacrime e capelli,
compagna e cagna del mio nulla nubile.
Io - di fatto - fischietto una presenza, questo tipo di non-tu. La catarsi
fata mia è finita, direi: A mai più.
Potrei essere eroe del sorriso, e senza
Bere! Solo, nello specchio. GUARDARSI,
per trovarvi occhi davvero aderenti
ai concetti ch’avevi intorno ai 20:
anni di volontà ludiche e nude,
anni di sillabe fagocitanti
dai futuri infiniti, con la mente su ogni male di tenero calore.
È accaduto, ho perduto un’esistenza.
Voglio una sigaretta.
Vedi alla voce: “ex-fiore”.
Vado di nuovo a capo,
ma senza fretta.
24/03/2008
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