Va tutto male.
La direzione è corretta: morte!
Per quel che vale
accelero la sorte
auspicando che spilli
si accaniscano sulla fortuna
residua. Ma se oscilli
di nuovo, Luna,
e mi indichi la tua notte nitente,
potrò ancora raccontare storie
illuminando il niente.
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martedì 13 ottobre 2015
domenica 11 ottobre 2015
Ankara
Braccia e gambe brillarono in cielo
come una chioma di guerriera fulva:
che fiammata che può fare la morte
con artigli di bomba!
Quando si chiede la democrazia
si ha spesso una risposta sanguinaria:
restano odore di feci e di zolfo,
i corpi a terra, le urla nell'aria
e un mistero di Stato.
come una chioma di guerriera fulva:
che fiammata che può fare la morte
con artigli di bomba!
Quando si chiede la democrazia
si ha spesso una risposta sanguinaria:
restano odore di feci e di zolfo,
i corpi a terra, le urla nell'aria
e un mistero di Stato.
venerdì 28 agosto 2015
Senza titolo
Mi spaventa questa tua solitudine
di nuvole parlanti:
senza piedi per terra la morale
accusa l’amore di debolezza.
Se il futuro recide
la mannaia ha un sorriso
scintillante,
ma posso imparare a soffrire
brillando bene.
L’unico rischio resta
una morte precoce:
la grande predatrice
ci vuole vivi.
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domenica 9 agosto 2015
Didone
Io trattengo il fiato
ed attendo la morte,
tu cerchi le radici
per i porti ostili.
Siamo carni opposte
come il sole e la luna:
strappiamo brevi incontri
tra i veli dei crepuscoli
baciandoci veloci
sulle labbra di nuvola.
Poi torniamo assorti:
io ai miei passatempi,
tu ai tuoi studi.
ed attendo la morte,
tu cerchi le radici
per i porti ostili.
Siamo carni opposte
come il sole e la luna:
strappiamo brevi incontri
tra i veli dei crepuscoli
baciandoci veloci
sulle labbra di nuvola.
Poi torniamo assorti:
io ai miei passatempi,
tu ai tuoi studi.
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sabato 23 maggio 2015
Esilio
Padre perché
m'hai fatto umile?
Potrei pistarvi
con le parole
ho un uomo dentro
che mi sovrasta
questa città
non sa tenermi,
lingua di lama
scintilla all'aria
eppure scivola
dalle mie mani
ed il coltello
si fa vapore.
Madre perché
m'hai fatto agnello?
Sopra i miei trampoli
solo assoluto!
Sotto s'arrendono
a un dio ferale,
su sta il canuto
con quel suo ghigno
d'assurda assenza:
è l'universo!
Lui là nereggia
balbetta stelle,
io sono errore
uno scatarro
su visi vuoti,
una puttana
compassionevole
ebbra di labbra
piena di niente.
Lunedì o sabato:
ho estratto a sorte
giorni di morte
per esser re.
Le butterate
strade del mondo
chiamano me:
l'eroe più lurido!
Servon tombini
di sfida al sole:
cosa più acceca
d'anime tristi?
Voi foste polvere
ma io fui nuvola:
così ci aspetta
la grande febbre.
All'improvviso
per ingannarvi
"rivoluzione!"
gridai nel bar
nello stupore,
e fu follia!
Diedi fastidio
tutto finì
ma non morii,
perché l'esilio
ti vuole vivo.
m'hai fatto umile?
Potrei pistarvi
con le parole
ho un uomo dentro
che mi sovrasta
questa città
non sa tenermi,
lingua di lama
scintilla all'aria
eppure scivola
dalle mie mani
ed il coltello
si fa vapore.
Madre perché
m'hai fatto agnello?
Sopra i miei trampoli
solo assoluto!
Sotto s'arrendono
a un dio ferale,
su sta il canuto
con quel suo ghigno
d'assurda assenza:
è l'universo!
Lui là nereggia
balbetta stelle,
io sono errore
uno scatarro
su visi vuoti,
una puttana
compassionevole
ebbra di labbra
piena di niente.
Lunedì o sabato:
ho estratto a sorte
giorni di morte
per esser re.
Le butterate
strade del mondo
chiamano me:
l'eroe più lurido!
Servon tombini
di sfida al sole:
cosa più acceca
d'anime tristi?
Voi foste polvere
ma io fui nuvola:
così ci aspetta
la grande febbre.
All'improvviso
per ingannarvi
"rivoluzione!"
gridai nel bar
nello stupore,
e fu follia!
Diedi fastidio
tutto finì
ma non morii,
perché l'esilio
ti vuole vivo.
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domenica 26 aprile 2015
Il partigiano
Ora che aprile è libero
posso dire del vento
che le cime del cielo accarezzò
piegando l'erba con vecchi scarponi:
devo la vita alla disciplina
che mi coprì le spalle,
danzai sui monti al ritmo della morte
sulla bocca profonda della valle,
il mio fazzolo era sangue al sole
e scintillava fiero di sudore,
a passo allineato di colonna
cantava vita con tutto il mio petto
sognando che nel culo della notte
si potesse dormire in una gonna.
Io sono l'eroe pronto a morire
tra le braccia spinose dei cespugli!
Ne abbiam seminati di compagni
per farne il bosco del nostro avvenire;
io stesso ero convinto che le croci
sarebbero mutate in alti faggi
non appena le voci
fossero tornate in libertà.
Vidi fucili come astute serpi
sibilar fuoco attraverso le foglie,
sentii il rumore sordo tra gli sterpi
dell'uomo che precipita nel piombo,
il grido di granate
inghiottire il ronzio delle vespe
mentre sparavo a divise uncinate
pensando alle lepri;
dai treni merci liberai farfalle
per restituirle ai fiori,
c'era un popolo di farfare gialle
ad aspettarle fuori.
Un dì scendemmo in fila dai sentieri
trasportati dai pollini,
nelle ferite i nostri desideri
rossi come torrenti in autunno;
piantammo la bandiera
nella fronte tronfia della città:
avevamo il coraggio,
la verità.
posso dire del vento
che le cime del cielo accarezzò
piegando l'erba con vecchi scarponi:
devo la vita alla disciplina
che mi coprì le spalle,
danzai sui monti al ritmo della morte
sulla bocca profonda della valle,
il mio fazzolo era sangue al sole
e scintillava fiero di sudore,
a passo allineato di colonna
cantava vita con tutto il mio petto
sognando che nel culo della notte
si potesse dormire in una gonna.
Io sono l'eroe pronto a morire
tra le braccia spinose dei cespugli!
Ne abbiam seminati di compagni
per farne il bosco del nostro avvenire;
io stesso ero convinto che le croci
sarebbero mutate in alti faggi
non appena le voci
fossero tornate in libertà.
Vidi fucili come astute serpi
sibilar fuoco attraverso le foglie,
sentii il rumore sordo tra gli sterpi
dell'uomo che precipita nel piombo,
il grido di granate
inghiottire il ronzio delle vespe
mentre sparavo a divise uncinate
pensando alle lepri;
dai treni merci liberai farfalle
per restituirle ai fiori,
c'era un popolo di farfare gialle
ad aspettarle fuori.
Un dì scendemmo in fila dai sentieri
trasportati dai pollini,
nelle ferite i nostri desideri
rossi come torrenti in autunno;
piantammo la bandiera
nella fronte tronfia della città:
avevamo il coraggio,
la verità.
mercoledì 25 marzo 2015
Airbus
Il pastore atterrito
ad un sogno pensò,
la morte atterrava
con i motori cupi:
l'aereo si schiantò
sul petto delle alpi
nel giubilo dei lupi.
ad un sogno pensò,
la morte atterrava
con i motori cupi:
l'aereo si schiantò
sul petto delle alpi
nel giubilo dei lupi.
domenica 1 febbraio 2015
Mattarellum
Nella gramaglia viola
tutti i nostri peccati
abbiamo affidato
a confessioni caute,
perché non siam cambiati
con questo presidente:
affermando prudenza
confermiamo il niente
che inventò un'Italia
di bui tentennamenti.
Ancora a capo chino
fuori dal catafalco
s'annidano i tormenti
di chi teme la morte;
esulta al risultato
chi ha tessuto la trama
e staglia sull'arazzo
il petto della fama,
rinvia la votazione
che elegga un nuovo giorno,
per questa vocazione
che ci governa.
tutti i nostri peccati
abbiamo affidato
a confessioni caute,
perché non siam cambiati
con questo presidente:
affermando prudenza
confermiamo il niente
che inventò un'Italia
di bui tentennamenti.
Ancora a capo chino
fuori dal catafalco
s'annidano i tormenti
di chi teme la morte;
esulta al risultato
chi ha tessuto la trama
e staglia sull'arazzo
il petto della fama,
rinvia la votazione
che elegga un nuovo giorno,
per questa vocazione
che ci governa.
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sabato 15 novembre 2014
Morte
2006 (?)
Da nero inizia vita
finché color si spoglia
del manto sulle cose
che appenderà alla soglia
succhiato dalla notte
perché ha vibrato a lungo
si acquieta in quel silenzio
di fascino profondo
s'incanta in quell'oblio
di verità oltre il mondo.
domenica 15 giugno 2014
Morte a Venezia
Venezia è un cupo languore di lacrime
quando si addensa una minaccia in cielo,
la morte, appollaiata su San Marco,
impone un regno di malinconia
e l'acqua si fa opaca.
Il vaporetto va a Santa Lucia
e ad ogni attracco, stentato, si schianta:
nella laguna non cresce futuro,
i turisti annegano nel presente,
e io penso al passato.
Si può soffrire per tutto o per niente:
scappo perciò dal ruggire del cielo
e dai leoni di marmo ammutoliti,
nessuno un giorno esisterà più
e io so che dovrò scendere.
C'è una salvezza, una via verticale?
Ci sono treni che vanno all'insù?
Le previsioni sono impietose
mettono temporale anche a Torino,
ma là hanno già tinteggiato le case
col pianto delle nubi.
quando si addensa una minaccia in cielo,
la morte, appollaiata su San Marco,
impone un regno di malinconia
e l'acqua si fa opaca.
Il vaporetto va a Santa Lucia
e ad ogni attracco, stentato, si schianta:
nella laguna non cresce futuro,
i turisti annegano nel presente,
e io penso al passato.
Si può soffrire per tutto o per niente:
scappo perciò dal ruggire del cielo
e dai leoni di marmo ammutoliti,
nessuno un giorno esisterà più
e io so che dovrò scendere.
C'è una salvezza, una via verticale?
Ci sono treni che vanno all'insù?
Le previsioni sono impietose
mettono temporale anche a Torino,
ma là hanno già tinteggiato le case
col pianto delle nubi.
lunedì 14 aprile 2014
Ballatoio in Vanchiglia
Mi sono messo sotto mamma Mole
all'ombra del grembo rassicurante
eppure è uno spillo nell'universo
e a sera impallidisce per la paura.
Il ballatoio mi vuole tanto bene
le voci sono familiari e dolci
nessuno mai apre il portone alla morte
giochiamo al girotondo delle luci.
all'ombra del grembo rassicurante
eppure è uno spillo nell'universo
e a sera impallidisce per la paura.
Il ballatoio mi vuole tanto bene
le voci sono familiari e dolci
nessuno mai apre il portone alla morte
giochiamo al girotondo delle luci.
domenica 13 aprile 2014
Domenica
La domenica è il giorno più difficile
per ingoiare conchiglie di lame
raccolte sulla spiaggia dell'amore:
senza rancori si rimane inutili.
E' antipasto di morte, la domenica:
da attraversare con muso di cane
fingendo forte di ignorare tutto
nella lunga palude del Signore,
che fece il mondo per non darci nulla
nel Santo Niente, dove l'alcol aulico
mi fa svegliare spesso con l'aureola.
Andare a messa per non esser solo,
bagnarsi i polsi nell'acquasantiera
e isterico gridare all'alleluia,
mi rende il cane che perde la calma,
a meno che non suoni John Paul Jones
e l'organo esultante ascenda al cielo.
per ingoiare conchiglie di lame
raccolte sulla spiaggia dell'amore:
senza rancori si rimane inutili.
E' antipasto di morte, la domenica:
da attraversare con muso di cane
fingendo forte di ignorare tutto
nella lunga palude del Signore,
che fece il mondo per non darci nulla
nel Santo Niente, dove l'alcol aulico
mi fa svegliare spesso con l'aureola.
Andare a messa per non esser solo,
bagnarsi i polsi nell'acquasantiera
e isterico gridare all'alleluia,
mi rende il cane che perde la calma,
a meno che non suoni John Paul Jones
e l'organo esultante ascenda al cielo.
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domenica 15 dicembre 2013
Matrimonio
Voglio essere felice
ed esibirmi in cielo come il sole,
esplodere nell'alba
essere io stesso incendio
finché morte non ci separi
- esperta struccatrice -
alle 23,30
quando per fortuna è tutto finito.
ed esibirmi in cielo come il sole,
esplodere nell'alba
essere io stesso incendio
finché morte non ci separi
- esperta struccatrice -
alle 23,30
quando per fortuna è tutto finito.
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martedì 8 ottobre 2013
500
Del sole cinquecento figli in fuga
dalla grande mammella secca presero
il largo sopra il dorso di un'acciuga;
formiche su una foglia, non si chiesero
formiche su una foglia, non si chiesero
neppure quali nomi disgraziati
ai loro visi tristi i padri appesero.
Dal passato erano appena salpati
che la lamiera alle onde già inciampava
e ai loro corpi, ruvidi e disperati,
per il pugno che bruto li picchiava,
per il pugno che bruto li picchiava,
si aprì magnifico il baratro blu.
Un orizzonte orribile aspettava,
ma pensavano a sirene, laggiù,
con in cielo il latrato del gabbiano
e la terra che non si vede più.
La madre strinse del bimbo la mano:
lui temeva Caronte, lo scafista,
maschera amara, campo senza grano,
amico al mostro che dicono esista
negli abissi dell'animo dell'uomo.
C'era qualcuno che nel nulla, a quella vista,
ricordò i trenta tramonti di bromo
nel vuoto di un Sudan interminabile;
c'era chi, invece, dalla guerra domo,
per i massacri e il sangue inconsolabile,
a ritroso sui passi di Mosè
era parte di un fiume inarrestabile,
che immane lutto portava con sè.
Nel punto di raccolta, a Misurata,
per mesi furono schiavi del re
delle tratte di incubi: era stipata
umanità sospesa, fatta fiera,
che il giorno lavora e poi è torturata
dalle violente mani della sera,
che le donne non lasciano dormire.
Cinquecento dollari, e la filiera
dava il biglietto del nuovo imbrunire,
che puzza meno di piscio e sudore
quando la pece va il mare a riempire.
Tanto paziente è questo gran dolore!
Eccolo il Cristo, sull'acqua a sognare,
con un santino in tasca, uno nel cuore
e gli auguri a penna di un familiare.
Dopo due giorni di sapida brezza,
con bere poco e niente da mangiare,
fu quasi terra, Europa, salvezza!
Oh Lampedusa, ombelico di morte
la storia condannò la tua bellezza,
croce nello zaffiro infissa forte,
sui cadaveri crescono i tuoi fiori,
africa goccia di anime assorte.
I migranti avvistarono lucori,
lucciole sul mantello della notte,
erano pescherecci ancora fuori:
videro splendere su quelle rotte
improvvisi barlumi di futuro.
Ma nell'ultimo miglio si abbattè
un tanfo fetido di nafta, duro
sul ponte soverchiò l'atra salsedine,
sembrò di nuovo tutto intorno scuro,
l'acqua saliva da un'intercapedine
e il vecchio motore era in avaria;
la paura sibilò come torpedine
così a qualcuno venne la follia
di accendere nel buio una coperta,
per segnalare alle barche la scia;
la richiesta d'aiuto andò deserta,
il gasolio nell'aria divampò
su un lato dell'imbarcazione incerta,
che come una cesta si rovesciò
per il balzo improvviso dei migranti,
e con un tonfo sordo affondò.
Pensa se, prima che nell'alba canti
la fine silenziosa dell'angoscia,
il diavolo con i suoi freddi guanti
avido si aggrappasse alla tua coscia,
e ti avvolgesse da vivo d'inferno
dentro quel ghiaccio che mai più lascia:
molti rimasero preda all'interno
del ventre, nel relitto rovesciato,
che cadde vorace nel letto eterno
con chi nei suoi denti restò incastrato.
Ed altri a galla nell'oscurità
in un pianto confuso e disperato
verso la luna che non era là
pregarono del nimbo il riflettore,
ma polvere offuscava chiarità.
Le madri con atavico ardore
sollevavano i figli sull'altare,
scongiurando Nettuno che il malore
venisse dopo aver lasciato il mare.
Le loro braccia divennero acciaio
ali ai piedi le fecero volare
fino al risveglio del giorno. Ma il guaio
fu per chi senza più forze tra questi,
precipitò gonfio d'acqua; lo sbaglio:
non denudarsi in tempo delle vesti,
Gli abiti diventavano un'incudine
anche se il gelo li teneva desti.
Sull'isola rimane consuetudine
andare presto a scrutare la costa,
tra i pescatori è più di un'abitudine,
ai loro occhi è sacra la risposta
di quell'azzurro che nasconde ricchezza.
Quella mattina, dalla parte opposta,
punti apparsi nella frivolezza
delle onde, emettevano un lamento
tanto accorato, come una carezza
aggrappata ai capricci del vento.
E quando questi mutarono in teste
dallo sguardo abbozzato e cupo, spento,
affiorare avvistarono foreste
di suppliche di membra agitate,
una distesa di pene funeste.
Molte di queste furono alleviate
dalle reti dei soccorritori,
che li strapparono a fauci salate
dalle quali non vengono più fuori
migliaia di corpi inermi, fuggiti
alla ricerca di vite migliori.
Tutti nudi come feti avvizziti
si salvarono in meno di duecento,
e capita nei più modesti miti
che i nomi poi svaniscano nel vento:
cinquecento umili eroi senza eponimo,
l'immensa tragedia di un bastimento.
I subacquei, angeli di un cielo minimo,
salvarono corpi dalla putredine,
che dei capelli e delle alghe lo spasimo
fondeva in quell’abissale altitudine.
Chi dentro sacchi colorati e chi no,
Ciascuno ritrovò la solitudine.
martedì 13 agosto 2013
Kebap
Un'esistenza piena
è una parabola che torna a terra,
ecco la vita esposta al funerale
nella gravità ineluttabile
degli oltre novant'anni:
la base si restringe presto in punto
per poi sparire inesorabilmente
nella calca dei loculi.
La notte stessa
- uscendo dal museo della disgrazia -
un mio amico mordeva un kebap
sperando di addentare una risposta.
Si chiedeva se la felicità
sia balzare più in alto degli altri
oppure una balistica armoniosa
(o la salsa allo yogurt),
propendendo per la seconda ipotesi
cioè l'arcobaleno.
Io - appeso appena a uno sgabello,
sulle spalle le quattro del mattino -
temevo la città e il suo precipizio
senza fantasia ma pieno di paure:
nelle ore irrilevanti
non penso che alla morte.
è una parabola che torna a terra,
ecco la vita esposta al funerale
nella gravità ineluttabile
degli oltre novant'anni:
la base si restringe presto in punto
per poi sparire inesorabilmente
nella calca dei loculi.
La notte stessa
- uscendo dal museo della disgrazia -
un mio amico mordeva un kebap
sperando di addentare una risposta.
Si chiedeva se la felicità
sia balzare più in alto degli altri
oppure una balistica armoniosa
(o la salsa allo yogurt),
propendendo per la seconda ipotesi
cioè l'arcobaleno.
Io - appeso appena a uno sgabello,
sulle spalle le quattro del mattino -
temevo la città e il suo precipizio
senza fantasia ma pieno di paure:
nelle ore irrilevanti
non penso che alla morte.
domenica 19 maggio 2013
Caverna a cielo aperto
Questo sole assoluto
è la più grande assenza
cha sia nato o caduto
non mi fa differenza
se ogni cosa si alterna
senza potersi opporre
alla morte materna
il mio pensiero corre
con enorme stupore:
non riesco a disegnare
nel vuoto del colore
una fine da fare.
è la più grande assenza
cha sia nato o caduto
non mi fa differenza
se ogni cosa si alterna
senza potersi opporre
alla morte materna
il mio pensiero corre
con enorme stupore:
non riesco a disegnare
nel vuoto del colore
una fine da fare.
sabato 6 aprile 2013
Don't try Suicide
Ho pensato la tua morte,
la resa a dio, il suicidio:
tu eri un missile e ti schiantavi al suolo
facendo esplodere tutta la terra,
il tuo urlo era l'universo
e ricadeva nel vuoto.
Meglio non sarebbe stato
il tuo lieve penzolare
appesa al cielo
in scia alla falce, quella maledetta
che cancella rubriche telefoniche
come l'oblio.
Cos'altro può gridarti la pistola
all'orecchio se non BANG?
Sarebbe la fine del futurista
noto come Majakovskij,
la polvere da sparo
non conosce misteri.
Inghiottire le pasticche
mischiate ai mazzi di fiori,
in un veliero, o nell'oblunga vasca,
sarebbe un dolce e sensuale conato,
quasi silenzio.
Allora ho scongiurato l'uccellaccio
affinché fosse prudente
e non azzardasse picchiate:
desidero che la tua morte sia
una bolla di sapone che scoppia,
o se preferisci l'epica
il fiume che annega nel mare
quando il sole si addormenta.
la resa a dio, il suicidio:
tu eri un missile e ti schiantavi al suolo
facendo esplodere tutta la terra,
il tuo urlo era l'universo
e ricadeva nel vuoto.
Meglio non sarebbe stato
il tuo lieve penzolare
appesa al cielo
in scia alla falce, quella maledetta
che cancella rubriche telefoniche
come l'oblio.
Cos'altro può gridarti la pistola
all'orecchio se non BANG?
Sarebbe la fine del futurista
noto come Majakovskij,
la polvere da sparo
non conosce misteri.
Inghiottire le pasticche
mischiate ai mazzi di fiori,
in un veliero, o nell'oblunga vasca,
sarebbe un dolce e sensuale conato,
quasi silenzio.
Allora ho scongiurato l'uccellaccio
affinché fosse prudente
e non azzardasse picchiate:
desidero che la tua morte sia
una bolla di sapone che scoppia,
o se preferisci l'epica
il fiume che annega nel mare
quando il sole si addormenta.
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mercoledì 5 dicembre 2012
Cecchino
Tu miri a essere dio
figlio di cielo, fucile e cemento
noi camminiamo svelti come gatti
sappiamo che esisti, più di Gesù:
conti i passi degli altri
con i tuoi occhi di spillo
ci vedi già cadaveri
numeri accatastati
adoratore della morte svelta
campione di cinismo
come un brivido attraversi le piazze
facendo della falce linea retta.
Tu sei noi, eppure privo di pietà,
un ordine dall'alto
una saetta con la punta di ferro
figlio unigenito dei nostri sbagli.
Ma se capiamo la finestra ostile
se annusiamo la nuvola di zolfo
la realtà si rovescia
e cadi, e le grida toccano il sole.
figlio di cielo, fucile e cemento
noi camminiamo svelti come gatti
sappiamo che esisti, più di Gesù:
conti i passi degli altri
con i tuoi occhi di spillo
ci vedi già cadaveri
numeri accatastati
adoratore della morte svelta
campione di cinismo
come un brivido attraversi le piazze
facendo della falce linea retta.
Tu sei noi, eppure privo di pietà,
un ordine dall'alto
una saetta con la punta di ferro
figlio unigenito dei nostri sbagli.
Ma se capiamo la finestra ostile
se annusiamo la nuvola di zolfo
la realtà si rovescia
e cadi, e le grida toccano il sole.
mercoledì 16 maggio 2012
Circonciso
Quando ti sento respirare accanto
tanto affamata d'anime
come polvere di eternit
verso di te ho un atteggiamento ambiguo,
signora depressione.
Sei la presenza fuori dalla porta
un cielo basso che preme alle tempie
lo sguardo della gatta alla finestra
gli occhi sfuggenti in strada, nella folla
che non ha più lavoro,
la passante che mi indica
dandomi dell'ebreo.
Mia cara, son bello perché diverso,
così i tuoi insulti mi eccittano
non mi rendono isterico!
Tu mi telefoni tre volte al giorno,
sento il suono dell'ansia,
ma non rispondo alla nebbia di sabato.
Condividiamo la stessa passione:
la notte sconfinata
che avvolge intere estati
o che in inverno decapita i giorni
mentre la città uccide silenziosa.
E tra di noi passa, da bocca a bocca,
una risata ruvida come il bacio
che morde le mie labbra
ora che sono vero.
Mi ferisco da me,
lo faccio per sentirmi almeno vivo,
provocandomi un dolore che anticipi
quella parola che ti caccerà:
grazia. Lei mi giustifica
ignorando il compito della morte,
lei mi ha circonciso quando ero piccolo
per salvarmi da adulto.
tanto affamata d'anime
come polvere di eternit
verso di te ho un atteggiamento ambiguo,
signora depressione.
Sei la presenza fuori dalla porta
un cielo basso che preme alle tempie
lo sguardo della gatta alla finestra
gli occhi sfuggenti in strada, nella folla
che non ha più lavoro,
la passante che mi indica
dandomi dell'ebreo.
Mia cara, son bello perché diverso,
così i tuoi insulti mi eccittano
non mi rendono isterico!
Tu mi telefoni tre volte al giorno,
sento il suono dell'ansia,
ma non rispondo alla nebbia di sabato.
Condividiamo la stessa passione:
la notte sconfinata
che avvolge intere estati
o che in inverno decapita i giorni
mentre la città uccide silenziosa.
E tra di noi passa, da bocca a bocca,
una risata ruvida come il bacio
che morde le mie labbra
ora che sono vero.
Mi ferisco da me,
lo faccio per sentirmi almeno vivo,
provocandomi un dolore che anticipi
quella parola che ti caccerà:
grazia. Lei mi giustifica
ignorando il compito della morte,
lei mi ha circonciso quando ero piccolo
per salvarmi da adulto.
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sabato 12 maggio 2012
Inzaghi
Può un solo uomo farsi urlo del cervello
di migliaia e migliaia di uomini,
terminale del trionfo
di una folla che ha perduto il controllo?
Sarebbe riprovevole,
se non fosse il miracolo del calcio.
Amo la punta che pensa la porta:
tocca la palla solo per girarla
in rete, come fa improvviso il vento
perché, anche in modo goffo,
ciò che conta è insaccarla!
La vittoria è un dettaglio, il gol è tutto,
a noi piace sovvertire il punteggio
con l'atto che sfugge alla marcatura,
all'amore, alla morte ed al potere.
di migliaia e migliaia di uomini,
terminale del trionfo
di una folla che ha perduto il controllo?
Sarebbe riprovevole,
se non fosse il miracolo del calcio.
Amo la punta che pensa la porta:
tocca la palla solo per girarla
in rete, come fa improvviso il vento
perché, anche in modo goffo,
ciò che conta è insaccarla!
La vittoria è un dettaglio, il gol è tutto,
a noi piace sovvertire il punteggio
con l'atto che sfugge alla marcatura,
all'amore, alla morte ed al potere.
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