Visualizzazione post con etichetta universo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta universo. Mostra tutti i post

lunedì 2 giugno 2014

Big Bang

La mia musa non smette di impazzire
cento ingranaggi le schiacciano il cuore

dovrei strapparle i pensieri dal petto
per allinearli al moto dell'universo.

Se questo caos non ci darà una terra
ma ellissi gelide che non si toccano

la gravità non ci lascerà piangere
e ci vedremo alla fine del mondo:

la passione è l'iperbole
che sovverte la fisica

non siamo corpi muti
ma viva volontà.

sabato 6 aprile 2013

Don't try Suicide

Ho pensato la tua morte,
la resa a dio, il suicidio:
tu eri un missile e ti schiantavi al suolo
facendo esplodere tutta la terra,
il tuo urlo era l'universo
e ricadeva nel vuoto.

Meglio non sarebbe stato
il tuo lieve penzolare
appesa al cielo
in scia alla falce, quella maledetta
che cancella rubriche telefoniche
come l'oblio.

Cos'altro può gridarti la pistola
all'orecchio se non BANG?
Sarebbe la fine del futurista
noto come Majakovskij,
la polvere da sparo
non conosce misteri.

Inghiottire le pasticche
mischiate ai mazzi di fiori,
in un veliero, o nell'oblunga vasca,
sarebbe un dolce e sensuale conato,
quasi silenzio.

Allora ho scongiurato l'uccellaccio
affinché fosse prudente
e non azzardasse picchiate:
desidero che la tua morte sia
una bolla di sapone che scoppia,
o se preferisci l'epica
il fiume che annega nel mare
quando il sole si addormenta.

venerdì 8 giugno 2012

Giordano Bruno

Assai fuori asse è l'antropocentrismo
la rete degli impulsi e troppo forte
e l'uomo in tanti punti si disintegra
grandi pressapoco cento universi.

Così anche questa piazza muta in atomi
satelliti dei mondi più diversi
irrispettosi delle gerarchie
delle approssimazioni della forma.

Potete processarmi qui in tv
più piattà è dell'accrocco tolemaico
la verità vivrà con altri mezzi
e voi già non esisterete più.

Come il sole infiniti figli ha fatto
la terra può per sempre partorire
verranno a raccontarci nuovi imbrogli
ma noi rinasceremo dalle pire.

lunedì 30 maggio 2011

29

Il pugno che agito in alto
non minaccia alcun cielo
non arringa la rabbia,
non dice di vittorie.
E’ più simile al sesso di un bambino
che nudo affronta, ridendo, il futuro.
Perché io non sarò mai come voi.
che vi vedete ovunque
nei titoli gridati.
Falsi tra sputi e ricami su frasi,
lingue strette da nodi di cravatta,
sento nel vostro accento
punte da bugiardi o da scarpe di marca,
l’incubo del labirinto di specchi,
stonato come il canto
che dedicate al sé.
Tra piante rampicanti
sono solo una bocca
e tale resterò,
anche avvolto da parole e da muse.
Oppure sarò un uccello o un insetto,
che scappa dalle finestre socchiuse
appena sente odore d’aria aperta.
Cercami come
fango nel fiume
goccia nel mare
sasso del suolo
soffio nel vento
lacrima nella pioggia
raggio nella luce,
voce nella città
nulla nell’universo.
Umile battito d’umanità,
affacciato dall'occhiaia di un palazzo,
schiocco di dita di un dio che non c’è
neppure nella poesia.
La semplicità si svela da sola
ed è un essere abbastanza complesso,
non è utile coprirsi di ridicolo
scimmiottando l'assurdo.
Appoggio come un punto su una parete bianca
e scrivo per non affermare niente:
il ventinove è anonimo
e non celebra nulla.

In equilibrio sui nasi

Non merito le tue mani
anche se ammetto di amarti
come un miracolo. E una cascata,
mentre tu stai sdraiata su di un prato,
sfida la gravità e colpisce il cielo
che, assetato di sale,
sugge il succo del sole.

E noi stiamo intrecciati ai fili d’erba,
nudi e in equilibrio sui nostri nasi,
con dietro alla mia schiena l’universo
e avanti i nostri volti.