Le anime acerbe, inquiete ed orgogliose,
non prendono mai ordini
e detestano il sonno.
Recluta nichilista
con le guance macchiate
e la divisa che odora di birra!
La moto ti è simpatica
e il rock fa rumore,
ma le ombre si divertono
più sguaiate di te:
la smorfia ti sbeffeggia in vetrina,
la strada intorno oscilla
e il dito indica il petto.
C’è un fucile, desidera baciarti
proprio in quel punto.
Tu non sai dire no
mentre attendi fumando,
perché lei non telefona
neppure per negarsi.
Allora labbra e fuoco,
proiettile e temporale!
Pensando il cuore in pezzi
ti verrà il mal di testa.
La colpa è di quel demone
con cui ti fai la staffa.
Un amaro! - ordinava -
poi sputava per terra
e insisteva negli incubi
che giocare di notte
per distrarre la noia
è molto più difficile,
perché l’età dilata i nostri mostri.
E adesso il buio tace
quando si è fatto tardi.
L’alba è il rito anemico
di un sole che stupisce
solo chi mai c’è salito alle sei.
Molto meglio fuggire
dagli aguzzini mediocri,
dal tic tac senza numeri
di lei che non ritorna.
Noi sedevamo al tavolo
(facce da schiaffi e da cherubini)
appoggiando la maschera
a un bancone di ruggine.
Per gioco ti versavi
alcol a colazione.
Tu ti sentivi libero.
Ma la serranda chiude,
la risata e la morte
dalla spalla sinistra
si aggrappano ai piercing.
Collo chino di falce,
hai il viso deformato
da un bicchiere di ghiaccio.
Non vuoi andartene a letto?
E tremo per i postumi,
nella mattina in cui non ci sei più.
A me hai lasciato l’opportunità
di poter scrivere sulla virtù
di chi gioca sopra giostre enormi.
(A Stefano)
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sabato 26 febbraio 2011
lunedì 8 febbraio 2010
Post-industria?
L: Credi ancora nella necessità del conflitto di classe? N: Credo che esista ancora una classe lavoratrice sfruttata che ha bisogno di dignità e diritti.L: Ma, la lotta di classe? N: Dipende dalla borghesia. Una borghesia ottusa la rende perfino necessaria. L: Ma il conflitto non è violenza? N: Oppure feconda dialettica. L: E dell’eguaglianza, sei ancora convinto? N: Chiaro. Bisogna capire che siamo tutti uguali per accorgerci che siamo tutti diversi. L: Ma l’ateismo è o non è un mito decaduto? I lavoratori dovranno battersi contro la religione? N: Naturalmente dipende con chi si schiererà Cristo.
(1)
Ancora esistono ampie e lunghe fabbriche.
Fatte di ferro, ardite cattedrali
pachidermiche, con clangori nelle
viscere, e piena orgia automatizzata
di operai e macchinari. A una navata
e in centinaia di linee di attrito
mettono umanità dimenticata
a svolgere il mestiere delle macchine.
Strutture gotiche che hanno invertito
l’alto e l’orizzontale, per schiacciare
ognuna velleità.
Sono caserme in cui si va al passo
dell’oca con tute blu e scarpe rigide,
per imparare a memoria a ripetere
fieri l’allegro caro agli industriali:
costruiamo un ordine naturale
in cui il lavoro è un ottuso animale
sodomizzato da virtuosi asini
con le froge stracolme di danaro!
Colti estremisti della produzione
venerano lo stesso oscuro Mòloch,
che rimastica i morti sul lavoro
e sputa gli arti degli infortunati.
Signori sono numeri da guerra,
se insieme si conteggiano anche gli angeli
volati in terra dalle impalcature!
(2)
Proseguendo al contrario nella scala
dei diritti, il pietoso figlio del
padrone - non sapendo che si ammala
chi scende sotto i piedi prepotenti
di una società pressoché bloccata -
raggiunse il fondo della produzione
e risalì con l’aria avvelenata:
come sono fatti i suoi fratelli,
lui voleva vedere,
no, non sono trattati da fratelli,
lui poteva vedere!
Non domò l’incubo del privilegio,
così si calò di nuovo nel buco
imparziale di bassi salari.
Trovò gli operai a pregare Maria,
una madonna fertile e fiorita:
tu sei ordine materno
la coesione benevola
il sindacato eterno
tu sei carezza e sciabola
la dea rivoluzione
bella perché incarnata
in un contropotere
detto emancipazione.
Maria era una sonora stella rossa
con in seno la pace e la giustizia:
voi siete carne e merce
in gabbie di bilanci,
dovete organizzarvi
e in pacifici slanci
in cui tutti compatti
vi lanciate nel ventre
della Costituzione,
dovete sollevarvi
da questa condizione
di liberi sfruttati.
Il giovane padrone destinato
a rilevare il reato del padre
s’innamorò della triste matrona
della miseria e della disgrazia:
lei, tanto fiera, dice:
di redistribuzione c’è bisogno
da quando sono le braccia e i cervelli,
quindi popolo avremo la razione
di libertà e materia che ci spetta.
Che si voti il partito sparito [X].
05/08/2008
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