Non mi chiami più
sai che sono marcio
ho il cuore in un antro
arraffa semenze
si nutre di paura
mette il muso fuori
solo per pisciare
ha un fare mansueto
campione d'ignavia
un'acquosa anguria
un floscio vessillo
nel molle e tremante
pugnare del pavido,
non mi stimo più
lo specchio respinge
narcisi d'accatto
l'ha detto la luna
che osserva i palazzi
m'annega nell'ombra
perché sono piccolo
le cimici accese
rilucono meglio
lampioni mi aspettano
voltano lo sguardo
mi resta il riflesso
della solitudine,
non ci credo più
caramelle amare
la birra è più onesta
non le professioni
funesta è la metro
l'uomo ha le budella
ci siamo copiati
su Marte interiora
future frontiere,
distruggere stelle
è il nostro destino:
appoggio il mio Paese
sono un bravo stronzo.
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mercoledì 26 marzo 2014
All'avvento del governo Renzi
martedì 2 febbraio 2010
Liquore
Liquore? Siamo un unico bambino
che popola le strade.
Solo contro di noi
dico contro di noi
siamo ipercorruttìbili. Cioè, per tre caramelle,
con la follia intera di un assassino
che spara un colpo nel centro del cielo,
ci avveleniamo avidi della vita.
Ecco perché, caro naso di sigaro,
intorno ho uffici molto trafficati
da corruttori e concussori semplici.
Brindano ai reati tipici:
le donne
il polline
o l’alcol,
il sale
diciamo,
e sempre sporchi di cioccolato sul muso
mettono tutto un immenso mattino
nella gola del tempo.
Tu mento di bicchiere, ehi, guarda la cartina
come brucia! Divino.
15/05/2008
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