Il pastore atterrito
ad un sogno pensò,
la morte atterrava
con i motori cupi:
l'aereo si schiantò
sul petto delle alpi
nel giubilo dei lupi.
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mercoledì 25 marzo 2015
domenica 2 novembre 2014
Icona
La tua foto ostinata
mi vola sempre intorno
con ali di farfalla
e del sogno la folle pertinacia:
hai le labbra in combutta con i fiori,
è beato chi ti bacia.
mi vola sempre intorno
con ali di farfalla
e del sogno la folle pertinacia:
hai le labbra in combutta con i fiori,
è beato chi ti bacia.
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mercoledì 3 febbraio 2010
Tre mondi
[...] Quando ero piccolo pensavo esistessero tre mondi. Uno: quello reale. Due: quello dei sogni. Tre: quello dei desideri. Questo perché, nella mia metafisica infantile, era la carica immaginifica a soffiare il vero principio vitale. Il primo mondo era la fantasia di Dio che, col mio concorso, tracciava un destino e lo rendeva esistente. Il secondo lo credevo concreto per l’incapacità dei sogni di contraddirsi nella loro imprevedibilità. E il terzo, nonostante fosse tutta opera mia, doveva essere altrettanto tangibile per la ripetizione delle situazioni che mi figuravo, sempre ricorrendo alle stesse immagini di me. Ad esempio. Nel primo, se Dio mi toglieva qualcosa poi mi restituiva, così se litigavo con un amico dopo prendevo un bel voto a scuola perché la bilancia si equilibrasse. Nel secondo, se incontravo una scala che non riuscivo a salire sapevo che tanto non sarei mai riuscito a salirla in nessun sogno. Nel terzo, se immaginavo di marcare un gol in un certo modo e di festeggiare in un certo modo, be’, sempre in quelle stesse maniere mi figuravo di comportarmi.
Inoltre, l’immaginazione era anche la placenta della mia infanzia. Mi nutriva proteggendomi dalla verità del mondo cui un bambino non è pronto. Tornando ai tre mondi. Nel primo mi sentivo protetto perché nel mio destino non poteva starci scritto nulla di male. Nel secondo non poteva succedermi niente d’irrimediabile poiché i sogni si spengono sempre prima dell’impatto col fondo del precipizio. Nel terzo meno che mai, dato che il regista ero io, e se fantasticavo una disgrazia era perché quella avrebbe potuto darmi lustro, e ne usciva una sceneggiatura celebrativa.
Da tutto questo deduco che l’immaginazione illude di un potere illimitato. Da piccolo non prendevo sul serio la morte, era esclusa da ciascuno dei tre mondi. Se fossi morto come avrebbe potuto Dio compensare la bilancia? Esiste un sogno in cui si muore senza svegliarsi sopravvissuto? Si può desiderare di morire se la tua testa vede tutte le strade alternative della fantasia? Così, oggi, credo che l’immaginazione immacolata sia l’Eden vietato, e che sarà la via per l’immortalità. A metà di questo secolo mi aspetto un altro Einstein che surclassi la teoria della relatività, rinvigorendo la forza immaginifica della teoria, la sua potenza creativa. [...]
07/06/2008
Inoltre, l’immaginazione era anche la placenta della mia infanzia. Mi nutriva proteggendomi dalla verità del mondo cui un bambino non è pronto. Tornando ai tre mondi. Nel primo mi sentivo protetto perché nel mio destino non poteva starci scritto nulla di male. Nel secondo non poteva succedermi niente d’irrimediabile poiché i sogni si spengono sempre prima dell’impatto col fondo del precipizio. Nel terzo meno che mai, dato che il regista ero io, e se fantasticavo una disgrazia era perché quella avrebbe potuto darmi lustro, e ne usciva una sceneggiatura celebrativa.
Da tutto questo deduco che l’immaginazione illude di un potere illimitato. Da piccolo non prendevo sul serio la morte, era esclusa da ciascuno dei tre mondi. Se fossi morto come avrebbe potuto Dio compensare la bilancia? Esiste un sogno in cui si muore senza svegliarsi sopravvissuto? Si può desiderare di morire se la tua testa vede tutte le strade alternative della fantasia? Così, oggi, credo che l’immaginazione immacolata sia l’Eden vietato, e che sarà la via per l’immortalità. A metà di questo secolo mi aspetto un altro Einstein che surclassi la teoria della relatività, rinvigorendo la forza immaginifica della teoria, la sua potenza creativa. [...]
07/06/2008
Frammento di sogno
[...] Scale, portici, porte, finestre, un moltiplicarsi di occhi, nasi, bocche, orecchi, inguini architettonici si fondevano e si superavano con sussulti, accelerazioni, frenate, impennate pazzesche. E precipizi e spigoli, il pieno e il vuoto, si alternavano risucchiando la vista e trascinandola e poi sbattendola su pareti e su gradini, nello spazio multidimensionale delle incisioni di Esher. Cominciai a correre per il labirinto, che incombeva da qualunque parte mi girassi. Vedevo scendere file di soldati in ritirata da Udine diretti probabilmente dietro le linee del Piave. Parallele al suolo ballerine eseguivano con precisione di centinaia di carillon i passi sulla melodia di Tchaikovskij. Soldati e spose si amano, e quando la guerra sarà finita si sposeranno, finalmente. Su uno spiazzo polveroso e lontano due clown si prendevano a martellate a testa in giù, e s’insultavano in qualche accento zingaro dell’Est. Dove si piange dobbiamo inventarci il mestiere di far ridere, ah ti capisco Zampanò la strada è spaziosa ma così difficile. Attraverso un oblungo portico obliquo, procedeva dietro una croce di fuoco una processione di uomini incappucciati, ascoltata da un gruppo di suore impegnate in macabre litanie di penitenza. Perché sacrificate la vostra carne, voi che siete giovani e belle? Che colpa avrete mai commesso se il peccato originale non è che una favola? Un anziano uomo distinto avanzava reggendo al guinzaglio un gigantesco naso con baffi arricciati, tra appariscenti anfore di fiori. Da dove camminava si generavano, come cascate, orologi disciolti. Signor Dalì, che passeggia in tondo come una cipolla da taschino, sa che il tempo è un’invenzione della nostra angoscia prima che uno strumento? Come possono descrivere giorno e notte, alba e tramonto, la complessità delle nostre vite sature di simboli? Venditori porta a porta, come vettori sistemati dappertutto, con denti d’oro e in gessati e calzature brillanti, sfoggiavano ottimismo a padri di famiglia venuti ad aprir loro l’uscio delle case incastrate. Scambiamo pezzi di pane con partecipazioni azionarie. Signora che fa? Non si mangiano le obbligazioni! Centomila attacchini - mi fu impossibile contarli - appiccicavano manifesti pubblicitari su scale storte o impalcature oscillanti come trapezi appiccati al niente. Trovate tutto anche in televisione, avvertivano soddisfatti del proprio lavoro di servi-degli-imbonitori. Ma perché invece di tutta questa carta da parati non riempiamo le strade di qualcosa che abbia un’anima? Intanto, da una finestra, si calavano cinquanta ladri uno dietro l’altro, e i poliziotti urlavano da un lato diverso tutti inclinati. Credo non sapessero come raggiungerli, e per questo latravano come dobermann costretti alla catena. Il caos favorisce i ladri, questo vuoi insinuare? Non so, non lo so, fatemi uscire da questa casa di bambole. Non sono un fantoccio, maledizione. Non appartengo a questo popolo di ombre! Le grondaie erano tubi di marmitta che espellevano anidride carbonica con grassi colpi di tosse. Io mi mescolavo a questa città-fantasma, e correvo e scappavo, e a forza di risalire e poi discendere, di risalire e poi discendere, mi era venuto un fiatone che mi comprimeva la trachea come un grido trattenuto. [...]
17/08/2008
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