A volte siedo sulla pietra madre,
verde com'era la mia primavera.
C'è una valigia piena di ciliegie
ferma alla stazione di Fabriano.
Ride di rabbia un ragazzo normale
ma che non ha mai voglia di dormire,
siede da solo leggendo un giornale
che gli ricorda che deve partire.
Mentre si fa più triste ogni tramonto,
tu pietra aspettami ancora al mattino:
tornerò in treno, senza giacche d'angelo,
la terra è tenera nell'Appennino.
Cara madre, tra i monti addormentarmi
con te nel nulla contando le stelle,
ho un po’ di vento nelle tasche vuote
piccola parte delle tue carezze.
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venerdì 15 aprile 2011
lunedì 22 marzo 2010
L'Aquilone
Le foglie degli alberi
inventano ciliegie
quando l'urto più dolce
risveglia il cielo pigro
Le tue ginocchia candide
in traiettoria d'arpa
separano l'azzurro
con colline di grano
Correndo, posso amarti
appeso all'aquilone
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