La nebbia di mattina
è la piaga della notte
che giace ammalata
questa città annega
nella dolce caligine
di un nuovo autunno
e il silenzio dispiega
la lingua lungo il viale
umettando il deserto
quando due fari illuminano
il mio grande sconcerto
perché so di esistere.
Visualizzazione post con etichetta deserto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta deserto. Mostra tutti i post
domenica 2 novembre 2014
domenica 7 aprile 2013
Paradosso
Il giorno dice che esisti e la luce
non dà alcuna risposta:
tutto sembra un terribile deserto
popolato di assenti
e insetti disordinati.
Essere marionette della notte
è una farsa più semplice:
penso eppure non sono,
il paradosso è la mia salvezza
in attesa dell'alba.
non dà alcuna risposta:
tutto sembra un terribile deserto
popolato di assenti
e insetti disordinati.
Essere marionette della notte
è una farsa più semplice:
penso eppure non sono,
il paradosso è la mia salvezza
in attesa dell'alba.
Etichette:
deserto,
esistere,
farsa,
giorno,
insetti,
luce,
marionetta,
notte,
paradosso,
poesia,
risposta,
salvezza
martedì 1 maggio 2012
Gli ultimi giorni di maggio
Bel fiore insoddisfatto
appassisci alla sera
invece di inventare nuove notti
di gambe nude e di passi veloci:
dovresti amare il tuo orgasmo superbo
rivoluzione dentro tanto niente.
In questo deserto di anime inferme
in fila alla grande distribuzione
so cosa viene in mente
nella luce astiosa, nei volti lividi:
sembra così inutile tanta pioggia
sulle guance, le ferite e l'asfalto,
ed è andata la nostra libertà
se gli uomini hanno ucciso gli uccelli,
con i superstiti volati via
da questa ostilità per il futuro.
Non ci restano che le nostre mani
da riempire di oggetti,
ma potremmo biasimare la paura
dei nostri sogni fragili.
Hai il viso di una rosa
su uno scaffale al neon,
io vivo in occhi vitrei e tristi, torbidi,
e il mio ruolo non è la primavera.
Siamo negli ultimi giorni di maggio,
domani cadrà il cielo
e tu vorresti amarmi?
appassisci alla sera
invece di inventare nuove notti
di gambe nude e di passi veloci:
dovresti amare il tuo orgasmo superbo
rivoluzione dentro tanto niente.
In questo deserto di anime inferme
in fila alla grande distribuzione
so cosa viene in mente
nella luce astiosa, nei volti lividi:
sembra così inutile tanta pioggia
sulle guance, le ferite e l'asfalto,
ed è andata la nostra libertà
se gli uomini hanno ucciso gli uccelli,
con i superstiti volati via
da questa ostilità per il futuro.
Non ci restano che le nostre mani
da riempire di oggetti,
ma potremmo biasimare la paura
dei nostri sogni fragili.
Hai il viso di una rosa
su uno scaffale al neon,
io vivo in occhi vitrei e tristi, torbidi,
e il mio ruolo non è la primavera.
Siamo negli ultimi giorni di maggio,
domani cadrà il cielo
e tu vorresti amarmi?
Iscriviti a:
Post (Atom)