Padre perché
m'hai fatto umile?
Potrei pistarvi
con le parole
ho un uomo dentro
che mi sovrasta
questa città
non sa tenermi,
lingua di lama
scintilla all'aria
eppure scivola
dalle mie mani
ed il coltello
si fa vapore.
Madre perché
m'hai fatto agnello?
Sopra i miei trampoli
solo assoluto!
Sotto s'arrendono
a un dio ferale,
su sta il canuto
con quel suo ghigno
d'assurda assenza:
è l'universo!
Lui là nereggia
balbetta stelle,
io sono errore
uno scatarro
su visi vuoti,
una puttana
compassionevole
ebbra di labbra
piena di niente.
Lunedì o sabato:
ho estratto a sorte
giorni di morte
per esser re.
Le butterate
strade del mondo
chiamano me:
l'eroe più lurido!
Servon tombini
di sfida al sole:
cosa più acceca
d'anime tristi?
Voi foste polvere
ma io fui nuvola:
così ci aspetta
la grande febbre.
All'improvviso
per ingannarvi
"rivoluzione!"
gridai nel bar
nello stupore,
e fu follia!
Diedi fastidio
tutto finì
ma non morii,
perché l'esilio
ti vuole vivo.
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sabato 23 maggio 2015
Esilio
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domenica 2 novembre 2014
Nebbia
La nebbia di mattina
è la piaga della notte
che giace ammalata
questa città annega
nella dolce caligine
di un nuovo autunno
e il silenzio dispiega
la lingua lungo il viale
umettando il deserto
quando due fari illuminano
il mio grande sconcerto
perché so di esistere.
è la piaga della notte
che giace ammalata
questa città annega
nella dolce caligine
di un nuovo autunno
e il silenzio dispiega
la lingua lungo il viale
umettando il deserto
quando due fari illuminano
il mio grande sconcerto
perché so di esistere.
martedì 1 maggio 2012
Contatto
Non c'è apice capace di descrivere
quando mi baci il corpo,
il mio sesso si ingrossa
si riempie del veleno
che gonfia la tua lingua
preme nella mia testa
ed è preda del nettare:
saliva e odori forti.
Pelle febbricitante
esorta alto il tuo seno ad appuntirsi
sul mio petto vigliacco
e il corpo si ripara,
vorrebbe il tuo cervello
le dita sul calore
per aprire i tuoi occhi,
farti guance di mela
sulla linea sottile del dolore.
Ride questa rivincita
sull'empietà del tempio:
gemma, abbiamo rubato
l'eccitazione al cielo
il nulla concreto non può salvarci
ma succhiarci la vita
ci renderà felici.
quando mi baci il corpo,
il mio sesso si ingrossa
si riempie del veleno
che gonfia la tua lingua
preme nella mia testa
ed è preda del nettare:
saliva e odori forti.
Pelle febbricitante
esorta alto il tuo seno ad appuntirsi
sul mio petto vigliacco
e il corpo si ripara,
vorrebbe il tuo cervello
le dita sul calore
per aprire i tuoi occhi,
farti guance di mela
sulla linea sottile del dolore.
Ride questa rivincita
sull'empietà del tempio:
gemma, abbiamo rubato
l'eccitazione al cielo
il nulla concreto non può salvarci
ma succhiarci la vita
ci renderà felici.
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