L'insonnia entra nelle mie coperte:
con le mani sudate m'accarezza
filtrando umida dentro il cassetto
dove tengo le ali del mio sonno.
La fata fastidiosa
fa camminare formiche sugli arti,
grida il silenzio del tempo che passa
e nelle pause sussurra miserie
in rumori domestici. Salvarti
è impossibile: lei
è l'amante che ama la tua mente
e vuole uccidere quello che sei.
Io sono il quadro appeso a parete
con un chiodo alla fronte
e gli occhi strabuzzati!
Nei nostri orologi
non ci sono più ore,
solo tanti minuti disperati
da contare nel buio:
dover lottare anche contro la notte,
quale assurdità se questa esiste
come distante meccanica in cielo!
L'insonnia sono io
che lancio sassi in fondo ad un pozzo,
che dormo su uno specchio,
che chiedo lumi a dio
non ricambiato dal tonfo del fulmine.
Regina dei tremori,
sappi che un giorno mi nasconderò
nel letto ineluttabile
dove non potrai prendermi.
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domenica 18 ottobre 2015
mercoledì 9 settembre 2015
Tramonto
Il mistero è caduto nella notte
come un tramonto sordo:
non ha lasciato che sbigottimento
nei nostri occhi vuoti.
Tutto questo tormento
dell'infinito resta un riflesso
e non deve far paura:
impazzire orientati
al silenzio del sole
è la nostra natura.
come un tramonto sordo:
non ha lasciato che sbigottimento
nei nostri occhi vuoti.
Tutto questo tormento
dell'infinito resta un riflesso
e non deve far paura:
impazzire orientati
al silenzio del sole
è la nostra natura.
mercoledì 21 gennaio 2015
Cernobbio
Le otto di mattina:
il lago più luminoso del cielo
vinceva quella sfida ambiziosa,
mentre il buffet m'usciva dagli occhi
già intenti a distinguere ingordigia
sulle cravatte della borghesia.
Chiose, risa, tartine, pasticcini
sono il motore dell'economia:
il relatore affrontò il tema
appena prima dell'aperitivo.
il lago più luminoso del cielo
vinceva quella sfida ambiziosa,
mentre il buffet m'usciva dagli occhi
già intenti a distinguere ingordigia
sulle cravatte della borghesia.
Chiose, risa, tartine, pasticcini
sono il motore dell'economia:
il relatore affrontò il tema
appena prima dell'aperitivo.
domenica 26 maggio 2013
Nuvola
Sorridi e cade una goccia di sole
sul bianco di lentiggini stellato
quando la tua vita sonora vuole
fiorire in buffe frasi su di un prato:
così appare Parigi in questo maggio
dedicato alla rinnovata età
di un fiore che ravviva ogni tendaggio,
ombelico di petali e irrealtà.
Anch'io vorrei avere occhi deformanti
creativi come le api con la cera,
veder sbocciare le storie degli uomini
che le strade affollano assordanti
in tutte le città che, lieve, domini,
ma non so se sei nuvola o sei vera.
sul bianco di lentiggini stellato
quando la tua vita sonora vuole
fiorire in buffe frasi su di un prato:
così appare Parigi in questo maggio
dedicato alla rinnovata età
di un fiore che ravviva ogni tendaggio,
ombelico di petali e irrealtà.
Anch'io vorrei avere occhi deformanti
creativi come le api con la cera,
veder sbocciare le storie degli uomini
che le strade affollano assordanti
in tutte le città che, lieve, domini,
ma non so se sei nuvola o sei vera.
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martedì 19 luglio 2011
Autoritratto
Vorrei essere uno scheletro
un punto interrogativo allo specchio,
sembrare malato e autosufficiente
inadatto alla carne e alla sporcizia.
Con il naso affilato
proiettare tristezza sulle strade,
con l'ombra della barba sul mio viso
coprire le parole sulle labbra.
E sussurrare ti amo
come il volo di trecento farfalle
che si posano, improvvise, in silenzio.
Mi hanno tranciato le ali
e puoi toccarne ancora i moncherini.
Mi vedi? Nudo e pallido
sembro candore oppure solitudine?
Io non svelo i segreti delle ciglia
se non i miei occhi, grandi come pugni.
L'unico vezzo è la nobiltà delle
gambe mentre mi allontano di schiena,
ma spero sempre che lei non capisca
la mia stessa distanza dal mio corpo.
un punto interrogativo allo specchio,
sembrare malato e autosufficiente
inadatto alla carne e alla sporcizia.
Con il naso affilato
proiettare tristezza sulle strade,
con l'ombra della barba sul mio viso
coprire le parole sulle labbra.
E sussurrare ti amo
come il volo di trecento farfalle
che si posano, improvvise, in silenzio.
Mi hanno tranciato le ali
e puoi toccarne ancora i moncherini.
Mi vedi? Nudo e pallido
sembro candore oppure solitudine?
Io non svelo i segreti delle ciglia
se non i miei occhi, grandi come pugni.
L'unico vezzo è la nobiltà delle
gambe mentre mi allontano di schiena,
ma spero sempre che lei non capisca
la mia stessa distanza dal mio corpo.
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martedì 23 febbraio 2010
Pagina di Notte
Le notti sono tutte uguali: gli occhi chini dei lampioni, il cervello opaco della luna. Le notti sono tutte nere, come la fortuna. Cieca, dico al barista quando, appoggiato al bancone, storco un sorriso che riflette nebbie umane e illuminazioni artificiali. I miei denti disposti a difesa del tramonto. Il mio naso che disegna la sua umile ombra, nell’utero della notte. Già la notte, sempre uguale. Scorrono una appresso all’altra, le notti, come pagine di pece che rendono la consolazione l’apice del tempo quotidiano. Sul ventre convesso del buio dichiaro agli avventori (e non al barista, cui chiedo di versare un pezzo liquoroso di cielo) che si scivola gioiosamente dalla piazza al letto. Per fermate casuali. Per alienazioni minute. Per squarci di pensieri. Il tempo cerca d’inseguirmi, ma non riesce a starmi dietro. Il suo fallimento è la libertà. Così è la notte: sempre ugualmente disposta ad accogliere gli spiriti liberi. Perciò il mio sorriso diventa insetto. Che vibra le note di Chopin. E s’arrampica sulle facce degli altri. Pollini e parole, tutto si posa e svanisce nel fiore del letto. Il letto è una rosa: chi non dorme si riposa. Io dormo, sogno, navigo, esulto. Così, quando sarà già arrivata la legge dell’alba a far impallidire i lampioni e a smentire i fiochi sillogismi della luna, io potrò dirmi innocente e felice. Il giudice non abita qui. Anche se tutti i mattini non sono uguali. E il tribunale chiama le udienze fuori dal portone. Perché la luce è la toga del sole.
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