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giovedì 5 giugno 2014

Maschera

Il volto delicato
che avevo tra le mani

è una maschera e incombe
da tutte le pareti:

pugnali bianchi i piedi
che indossi come piume,

sei il suono costante
nel coro dei rumori,

la pistola alla tempia
dolce come cianuro,

predatrice dell'anima
padrona della mente

ho lo stomaco fragile
e la tenia nella testa.

I tuoi occhi acqua limpida
nella vita inquinata,

per non telefonarti
ho ingoiato il tuo numero:

ti vorrei domandare
come si ferma un fiume.

sabato 6 aprile 2013

Don't try Suicide

Ho pensato la tua morte,
la resa a dio, il suicidio:
tu eri un missile e ti schiantavi al suolo
facendo esplodere tutta la terra,
il tuo urlo era l'universo
e ricadeva nel vuoto.

Meglio non sarebbe stato
il tuo lieve penzolare
appesa al cielo
in scia alla falce, quella maledetta
che cancella rubriche telefoniche
come l'oblio.

Cos'altro può gridarti la pistola
all'orecchio se non BANG?
Sarebbe la fine del futurista
noto come Majakovskij,
la polvere da sparo
non conosce misteri.

Inghiottire le pasticche
mischiate ai mazzi di fiori,
in un veliero, o nell'oblunga vasca,
sarebbe un dolce e sensuale conato,
quasi silenzio.

Allora ho scongiurato l'uccellaccio
affinché fosse prudente
e non azzardasse picchiate:
desidero che la tua morte sia
una bolla di sapone che scoppia,
o se preferisci l'epica
il fiume che annega nel mare
quando il sole si addormenta.

martedì 5 aprile 2011

Senza titolo

Il tuo seno, l'unica curva del mondo,
cadendo dalle labbra si è disteso
ed io ho nascosto le mie dita in fondo
al tuo respiro. Il fiume inquieto ha atteso

il mio amore nell'acqua. Più profonda
stava questa estate, in cui sono sceso
e mi hai avvolto. Tutto si è fatto sponda
per la corrente, il contrario del peso.

Finché alla foce, noi due all'improvviso
zitti su labbra di sabbia e di sale.
Ascolta il vento: vibra una minaccia

d'autunno, un canto di lacrime, un muso
di temporale con lunghe braccia.
Per noi a settembre non esiste morte.

lunedì 31 maggio 2010

Stanotte dormo da te









Il tramonto cala con le sue tende
e i nostri occhi sorgono nel buio

immergo le mie mani nella terra
assaggio l'acqua della tua fontana.

La bocca beve da labbra di fiore
finché dai polsi mi penetra un fiume,

il mio sonno sarà sul lago bianco
sopra un seno ed un dorso di foglia.

Con i piedi appoggiati a un cielo morbido
spegnerò la lampada della luna,

risorta dopo una pioggia improvvisa
su un argenteo lenzuolo di cirri.