L'insonnia entra nelle mie coperte:
con le mani sudate m'accarezza
filtrando umida dentro il cassetto
dove tengo le ali del mio sonno.
La fata fastidiosa
fa camminare formiche sugli arti,
grida il silenzio del tempo che passa
e nelle pause sussurra miserie
in rumori domestici. Salvarti
è impossibile: lei
è l'amante che ama la tua mente
e vuole uccidere quello che sei.
Io sono il quadro appeso a parete
con un chiodo alla fronte
e gli occhi strabuzzati!
Nei nostri orologi
non ci sono più ore,
solo tanti minuti disperati
da contare nel buio:
dover lottare anche contro la notte,
quale assurdità se questa esiste
come distante meccanica in cielo!
L'insonnia sono io
che lancio sassi in fondo ad un pozzo,
che dormo su uno specchio,
che chiedo lumi a dio
non ricambiato dal tonfo del fulmine.
Regina dei tremori,
sappi che un giorno mi nasconderò
nel letto ineluttabile
dove non potrai prendermi.
Visualizzazione post con etichetta notte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta notte. Mostra tutti i post
domenica 18 ottobre 2015
martedì 13 ottobre 2015
Luna
Va tutto male.
La direzione è corretta: morte!
Per quel che vale
accelero la sorte
auspicando che spilli
si accaniscano sulla fortuna
residua. Ma se oscilli
di nuovo, Luna,
e mi indichi la tua notte nitente,
potrò ancora raccontare storie
illuminando il niente.
La direzione è corretta: morte!
Per quel che vale
accelero la sorte
auspicando che spilli
si accaniscano sulla fortuna
residua. Ma se oscilli
di nuovo, Luna,
e mi indichi la tua notte nitente,
potrò ancora raccontare storie
illuminando il niente.
mercoledì 9 settembre 2015
Tramonto
Il mistero è caduto nella notte
come un tramonto sordo:
non ha lasciato che sbigottimento
nei nostri occhi vuoti.
Tutto questo tormento
dell'infinito resta un riflesso
e non deve far paura:
impazzire orientati
al silenzio del sole
è la nostra natura.
come un tramonto sordo:
non ha lasciato che sbigottimento
nei nostri occhi vuoti.
Tutto questo tormento
dell'infinito resta un riflesso
e non deve far paura:
impazzire orientati
al silenzio del sole
è la nostra natura.
venerdì 14 agosto 2015
Cicale
Le cicale che cantano
gli episodi sonori
della mia vita
e il gatto che decide di uccidere
la cavalletta in bocca:
siamo stretti tra i denti del destino.
Tra siepi di silenzio
piomba una coltre bruna
le libellule spente
allietano la luna,
tutti i felini fuggono:
questa notte è perduta.
In strada molte più stelle che uomini
ed io non sono più.
Tra tenebre e solitudine
per una volta sono d'accordo col destino.
venerdì 23 gennaio 2015
Margot
Hai il pudore ai piedi
pieghi lo sguardo per non calpestarlo,
ingenua non ti chiedi
se il tuo viso è sceso nel mio impaccio:
perché nient'altro che il tuo vuoto vedi
nel rito piatto e chiassoso del sabato,
tu nella luce siedi
col tuo violento abito.
Alzarti il mento chino
sarebbe come sollevare il vento
che mischia occhi e pianeti,
perciò annego la notte nel vino
mentre evito a stento
che il desiderio di te si disseti.
pieghi lo sguardo per non calpestarlo,
ingenua non ti chiedi
se il tuo viso è sceso nel mio impaccio:
perché nient'altro che il tuo vuoto vedi
nel rito piatto e chiassoso del sabato,
tu nella luce siedi
col tuo violento abito.
Alzarti il mento chino
sarebbe come sollevare il vento
che mischia occhi e pianeti,
perciò annego la notte nel vino
mentre evito a stento
che il desiderio di te si disseti.
sabato 15 novembre 2014
La notte blu
La notte blu
non ha calore
invece tu
col tuo fulgore
mi butti giù
nel mio dolore:
non ci sei più
eri un errore.
Il cielo pesa
piega i lampioni,
io abbraccio un bar
e nell'attesa
lascio affondar
le mie emozioni.
non ha calore
invece tu
col tuo fulgore
mi butti giù
nel mio dolore:
non ci sei più
eri un errore.
Il cielo pesa
piega i lampioni,
io abbraccio un bar
e nell'attesa
lascio affondar
le mie emozioni.
Morte
2006 (?)
Da nero inizia vita
finché color si spoglia
del manto sulle cose
che appenderà alla soglia
succhiato dalla notte
perché ha vibrato a lungo
si acquieta in quel silenzio
di fascino profondo
s'incanta in quell'oblio
di verità oltre il mondo.
domenica 2 novembre 2014
Nebbia
La nebbia di mattina
è la piaga della notte
che giace ammalata
questa città annega
nella dolce caligine
di un nuovo autunno
e il silenzio dispiega
la lingua lungo il viale
umettando il deserto
quando due fari illuminano
il mio grande sconcerto
perché so di esistere.
è la piaga della notte
che giace ammalata
questa città annega
nella dolce caligine
di un nuovo autunno
e il silenzio dispiega
la lingua lungo il viale
umettando il deserto
quando due fari illuminano
il mio grande sconcerto
perché so di esistere.
mercoledì 27 agosto 2014
Cala luna
Il tuo viso si vede
dove la cala sfuma nell'oleandro,
i tuoi passi hanno aperto la pietra
e il sole spaventato
ha nascosto la testa nello stagno,
facendoti vetrina di riflessi
nell'azzurro spezzato.
Bisbiglìo selvaggio,
anche la vespa cammina sulla pelle
con passo deferente.
Sei grandi occhi guardano
i tuoi bei piedi bianchi,
i tuoi seni aspri sono cavità
di lunghe lingue d'acqua:
la bellezza è uno spettacolo vacuo
che sta zitto sotto un cielo d'arselle,
la notte ha morso la luna calcarea
per farne la tua orma.
dove la cala sfuma nell'oleandro,
i tuoi passi hanno aperto la pietra
e il sole spaventato
ha nascosto la testa nello stagno,
facendoti vetrina di riflessi
nell'azzurro spezzato.
Bisbiglìo selvaggio,
anche la vespa cammina sulla pelle
con passo deferente.
Sei grandi occhi guardano
i tuoi bei piedi bianchi,
i tuoi seni aspri sono cavità
di lunghe lingue d'acqua:
la bellezza è uno spettacolo vacuo
che sta zitto sotto un cielo d'arselle,
la notte ha morso la luna calcarea
per farne la tua orma.
martedì 29 luglio 2014
La tigre
Ho una tigre in testa,
mi costringe ad ammettere la notte;
ho vissuto momenti di abbandono
ma ho soffocato il pianto nel mio sangue:
un giorno griderò con tanta forza
da disturbare l'impunità di dio.
mi costringe ad ammettere la notte;
ho vissuto momenti di abbandono
ma ho soffocato il pianto nel mio sangue:
un giorno griderò con tanta forza
da disturbare l'impunità di dio.
Etichette:
abbandono,
dio,
disturbare,
forza,
gridare,
impunità,
notte,
pianto,
poesia,
sangue,
testa,
tigre
giovedì 26 giugno 2014
La prima rosa
La prima rosa
è un palloncino
e ascende ansiosa
tra nubi in lino
cambia ogni cosa
nel suo cammino,
stelo da sposa
volto divino.
Col suo colore
di labbra e pelle
cura il pallore
di luna e stelle,
e all'alba un fiore
la notte espelle.
è un palloncino
e ascende ansiosa
tra nubi in lino
cambia ogni cosa
nel suo cammino,
stelo da sposa
volto divino.
Col suo colore
di labbra e pelle
cura il pallore
di luna e stelle,
e all'alba un fiore
la notte espelle.
martedì 13 agosto 2013
Kebap
Un'esistenza piena
è una parabola che torna a terra,
ecco la vita esposta al funerale
nella gravità ineluttabile
degli oltre novant'anni:
la base si restringe presto in punto
per poi sparire inesorabilmente
nella calca dei loculi.
La notte stessa
- uscendo dal museo della disgrazia -
un mio amico mordeva un kebap
sperando di addentare una risposta.
Si chiedeva se la felicità
sia balzare più in alto degli altri
oppure una balistica armoniosa
(o la salsa allo yogurt),
propendendo per la seconda ipotesi
cioè l'arcobaleno.
Io - appeso appena a uno sgabello,
sulle spalle le quattro del mattino -
temevo la città e il suo precipizio
senza fantasia ma pieno di paure:
nelle ore irrilevanti
non penso che alla morte.
è una parabola che torna a terra,
ecco la vita esposta al funerale
nella gravità ineluttabile
degli oltre novant'anni:
la base si restringe presto in punto
per poi sparire inesorabilmente
nella calca dei loculi.
La notte stessa
- uscendo dal museo della disgrazia -
un mio amico mordeva un kebap
sperando di addentare una risposta.
Si chiedeva se la felicità
sia balzare più in alto degli altri
oppure una balistica armoniosa
(o la salsa allo yogurt),
propendendo per la seconda ipotesi
cioè l'arcobaleno.
Io - appeso appena a uno sgabello,
sulle spalle le quattro del mattino -
temevo la città e il suo precipizio
senza fantasia ma pieno di paure:
nelle ore irrilevanti
non penso che alla morte.
domenica 7 aprile 2013
Paradosso
Il giorno dice che esisti e la luce
non dà alcuna risposta:
tutto sembra un terribile deserto
popolato di assenti
e insetti disordinati.
Essere marionette della notte
è una farsa più semplice:
penso eppure non sono,
il paradosso è la mia salvezza
in attesa dell'alba.
non dà alcuna risposta:
tutto sembra un terribile deserto
popolato di assenti
e insetti disordinati.
Essere marionette della notte
è una farsa più semplice:
penso eppure non sono,
il paradosso è la mia salvezza
in attesa dell'alba.
Etichette:
deserto,
esistere,
farsa,
giorno,
insetti,
luce,
marionetta,
notte,
paradosso,
poesia,
risposta,
salvezza
mercoledì 16 maggio 2012
Circonciso
Quando ti sento respirare accanto
tanto affamata d'anime
come polvere di eternit
verso di te ho un atteggiamento ambiguo,
signora depressione.
Sei la presenza fuori dalla porta
un cielo basso che preme alle tempie
lo sguardo della gatta alla finestra
gli occhi sfuggenti in strada, nella folla
che non ha più lavoro,
la passante che mi indica
dandomi dell'ebreo.
Mia cara, son bello perché diverso,
così i tuoi insulti mi eccittano
non mi rendono isterico!
Tu mi telefoni tre volte al giorno,
sento il suono dell'ansia,
ma non rispondo alla nebbia di sabato.
Condividiamo la stessa passione:
la notte sconfinata
che avvolge intere estati
o che in inverno decapita i giorni
mentre la città uccide silenziosa.
E tra di noi passa, da bocca a bocca,
una risata ruvida come il bacio
che morde le mie labbra
ora che sono vero.
Mi ferisco da me,
lo faccio per sentirmi almeno vivo,
provocandomi un dolore che anticipi
quella parola che ti caccerà:
grazia. Lei mi giustifica
ignorando il compito della morte,
lei mi ha circonciso quando ero piccolo
per salvarmi da adulto.
tanto affamata d'anime
come polvere di eternit
verso di te ho un atteggiamento ambiguo,
signora depressione.
Sei la presenza fuori dalla porta
un cielo basso che preme alle tempie
lo sguardo della gatta alla finestra
gli occhi sfuggenti in strada, nella folla
che non ha più lavoro,
la passante che mi indica
dandomi dell'ebreo.
Mia cara, son bello perché diverso,
così i tuoi insulti mi eccittano
non mi rendono isterico!
Tu mi telefoni tre volte al giorno,
sento il suono dell'ansia,
ma non rispondo alla nebbia di sabato.
Condividiamo la stessa passione:
la notte sconfinata
che avvolge intere estati
o che in inverno decapita i giorni
mentre la città uccide silenziosa.
E tra di noi passa, da bocca a bocca,
una risata ruvida come il bacio
che morde le mie labbra
ora che sono vero.
Mi ferisco da me,
lo faccio per sentirmi almeno vivo,
provocandomi un dolore che anticipi
quella parola che ti caccerà:
grazia. Lei mi giustifica
ignorando il compito della morte,
lei mi ha circonciso quando ero piccolo
per salvarmi da adulto.
Etichette:
ansia,
circonciso,
decapitare,
depressione,
ebreo,
eternit,
folla,
giorni,
giustificare,
grazia,
labbra,
lavoro,
morte,
notte,
poesia,
polvere,
vero
martedì 24 aprile 2012
Fin da quando ero bambino
Evviva, mi hanno ammesso in manicomio:
fin da quando ero bambino ho sognato
di essere un uomo libero.
Poi sono fuggito dalla finestra
con il mio documento da malato
mischiandomi ai normali, nell'orchestra
che, come fa la notte,
talvolta esalta o copre l'ululato
di un individuo che ambisce alla luna.
Non so se sono un essere sbagliato:
mi affido alla fortuna,
alla ricerca di labbra, albe morbide
a cui cantare iperboli e parole
nel vetro del mattino.
E se tra nubi torbide mi sveglio
è perché penso a te:
l'acqua nei tuoi occhi mi farebbe salvo,
e mi fa stare meglio
la sanità mentale nei tuoi seni,
come se non fossi pazzo davvero
o il giorno non mi facesse più paura
con la sua indifferenza.
fin da quando ero bambino ho sognato
di essere un uomo libero.
Poi sono fuggito dalla finestra
con il mio documento da malato
mischiandomi ai normali, nell'orchestra
che, come fa la notte,
talvolta esalta o copre l'ululato
di un individuo che ambisce alla luna.
Non so se sono un essere sbagliato:
mi affido alla fortuna,
alla ricerca di labbra, albe morbide
a cui cantare iperboli e parole
nel vetro del mattino.
E se tra nubi torbide mi sveglio
è perché penso a te:
l'acqua nei tuoi occhi mi farebbe salvo,
e mi fa stare meglio
la sanità mentale nei tuoi seni,
come se non fossi pazzo davvero
o il giorno non mi facesse più paura
con la sua indifferenza.
mercoledì 22 giugno 2011
Istanbul?
Buia Istanbul
offuschi il Bosforo
e gridi minareti,
mentre alludi a una luce che non c'è.
Non avendoti vista,
al posto del tuo ponte
ho inventato un tappeto di tristezza,
per soffocare la furia del mare
afferrando la danza di un rebetiko,
in viaggio verso l'Asia
nella notte ottomana
di miele e olio di mandorla.
offuschi il Bosforo
e gridi minareti,
mentre alludi a una luce che non c'è.
Non avendoti vista,
al posto del tuo ponte
ho inventato un tappeto di tristezza,
per soffocare la furia del mare
afferrando la danza di un rebetiko,
in viaggio verso l'Asia
nella notte ottomana
di miele e olio di mandorla.
martedì 24 maggio 2011
Scirocco
E' inutile che tenti di cambiarmi
è già accaduto tutto:
non cedo più alle lusinghe della notte,
ma quando il vento di scirocco sveste
la chioma luminosa dell'azzurro
cerco riparo all'ombra
delle tue ciglia.
è già accaduto tutto:
non cedo più alle lusinghe della notte,
ma quando il vento di scirocco sveste
la chioma luminosa dell'azzurro
cerco riparo all'ombra
delle tue ciglia.
lunedì 25 ottobre 2010
Finestra di notte
Impiccato alla luna,
dietro a un velo di vetro
vedo ancora il tuo viso.
Le tue mani sul mento,
quelle labbra alla gola,
nude scapole, e lame
che squarciano lenzuola.
Per questo bacio il vento
come un bimbo che ha fame,
col pudore del muro
e gli occhi tra le tende.
Dì, dove dormi adesso
mentendo al tuo futuro?
Che misero regresso
l’ora del tuo ricordo.
Credo non ti piacciano
i polmoni piangenti,
questi miei pugni gonfi.
Giorni enormi mi schiacciano
tra scarpe indifferenti;
scarni e in cenere, i cieli.
Vorrei sempre la notte:
le mie dita ingiallite
che spengono la luce
della finestra muta,
e il sogno che conduce
in luoghi meno oscuri.
La candela resiste
nella mia tana nera,
con il corpo raccolto
il freddo non esiste;
quando il mattino arriva
tendo ancora alla notte,
perché non c’è deriva
se tutto resta fermo.
dietro a un velo di vetro
vedo ancora il tuo viso.
Le tue mani sul mento,
quelle labbra alla gola,
nude scapole, e lame
che squarciano lenzuola.
Per questo bacio il vento
come un bimbo che ha fame,
col pudore del muro
e gli occhi tra le tende.
Dì, dove dormi adesso
mentendo al tuo futuro?
Che misero regresso
l’ora del tuo ricordo.
Credo non ti piacciano
i polmoni piangenti,
questi miei pugni gonfi.
Giorni enormi mi schiacciano
tra scarpe indifferenti;
scarni e in cenere, i cieli.
Vorrei sempre la notte:
le mie dita ingiallite
che spengono la luce
della finestra muta,
e il sogno che conduce
in luoghi meno oscuri.
La candela resiste
nella mia tana nera,
con il corpo raccolto
il freddo non esiste;
quando il mattino arriva
tendo ancora alla notte,
perché non c’è deriva
se tutto resta fermo.
martedì 23 febbraio 2010
Pagina di Notte
Le notti sono tutte uguali: gli occhi chini dei lampioni, il cervello opaco della luna. Le notti sono tutte nere, come la fortuna. Cieca, dico al barista quando, appoggiato al bancone, storco un sorriso che riflette nebbie umane e illuminazioni artificiali. I miei denti disposti a difesa del tramonto. Il mio naso che disegna la sua umile ombra, nell’utero della notte. Già la notte, sempre uguale. Scorrono una appresso all’altra, le notti, come pagine di pece che rendono la consolazione l’apice del tempo quotidiano. Sul ventre convesso del buio dichiaro agli avventori (e non al barista, cui chiedo di versare un pezzo liquoroso di cielo) che si scivola gioiosamente dalla piazza al letto. Per fermate casuali. Per alienazioni minute. Per squarci di pensieri. Il tempo cerca d’inseguirmi, ma non riesce a starmi dietro. Il suo fallimento è la libertà. Così è la notte: sempre ugualmente disposta ad accogliere gli spiriti liberi. Perciò il mio sorriso diventa insetto. Che vibra le note di Chopin. E s’arrampica sulle facce degli altri. Pollini e parole, tutto si posa e svanisce nel fiore del letto. Il letto è una rosa: chi non dorme si riposa. Io dormo, sogno, navigo, esulto. Così, quando sarà già arrivata la legge dell’alba a far impallidire i lampioni e a smentire i fiochi sillogismi della luna, io potrò dirmi innocente e felice. Il giudice non abita qui. Anche se tutti i mattini non sono uguali. E il tribunale chiama le udienze fuori dal portone. Perché la luce è la toga del sole.
Iscriviti a:
Post (Atom)