C'è chi scrive poesie
per essere adulato
io amo il colpo di vento
che sconvolge le foglie.
I versi sono vivi
anche senza di me
ognuno può prescindermi,
sono fatto di sputi
esisto appena il tempo
di una pioggia copiosa.
martedì 20 maggio 2014
Sputi
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domenica 18 maggio 2014
Lavatrice
Il sonno è una centrifuga
e la mattina inutile:
sono precipitato
da una torre di carta
gettato giù da un angelo
con le buone maniere,
non c'è cielo per me
sono più bello inquieto.
In questa lavatrice
che è la mia solitudine
la città si restringe
da un milione si fa uno
gli autobus sono squali
intorno al mio isolato,
non c'è donna che metta
nel suo caffè dei fiori
non ci sono parole
ma solo panni stesi.
e la mattina inutile:
sono precipitato
da una torre di carta
gettato giù da un angelo
con le buone maniere,
non c'è cielo per me
sono più bello inquieto.
In questa lavatrice
che è la mia solitudine
la città si restringe
da un milione si fa uno
gli autobus sono squali
intorno al mio isolato,
non c'è donna che metta
nel suo caffè dei fiori
non ci sono parole
ma solo panni stesi.
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giovedì 15 maggio 2014
Bambole
La tua assenza è la lama
che mi taglia a metà:
ma trovai una vetrina
per la mia vanità,
centinaia di bambole
con i volti di plastica,
nessuna aveva vita
né promesse nel grembo.
Abbassa la serranda
e tagliami la testa,
caro giocattolaio
il mio cuore non compra.
che mi taglia a metà:
ma trovai una vetrina
per la mia vanità,
centinaia di bambole
con i volti di plastica,
nessuna aveva vita
né promesse nel grembo.
Abbassa la serranda
e tagliami la testa,
caro giocattolaio
il mio cuore non compra.
martedì 13 maggio 2014
Tutti i giorni
È una strada senza uscita
alzarmi tutti i giorni
da una notte becera
che si diverte dilatando
i doveri che lascerei
ad altri o a Dio.
Sono più coccodrillo che leone
eppure soffro quest’indole
che non ho voluto io
e che mi hanno detto
essere amore.
Tu mi pensi gabbiano
sono però in buona fede
come il chicco di grano.
(di Mauro Allegrini)
sabato 26 aprile 2014
Giorni feriali
Il prolungato idillio tra me è il nulla
si rinnova al caffè.
Il mattino è spesso disabitato
nel racconto sconnesso dei giornali
e i miei sogni sono donne da letto,
restano nude sotto le coperte.
Se il netto della vita e' avere reddito
capisco questo cuore burocratico
ridotto già appena prima di pranzo
a pompatore cinico di sangue.
Nelle pause mi chiedo l'indicibile:
perché nessuno capisce le poesie?
Non sono mica materia struggente,
non c'è un significato da trovare
e hanno poco a che fare con l'autore
mano a mano che prendono forma!
Nella vacuità viene ancora sera
a cancellare evidenze fallaci:
forse è rimasto vivo qualche verso
oltre il tremore incerto del crepuscolo.
si rinnova al caffè.
Il mattino è spesso disabitato
nel racconto sconnesso dei giornali
e i miei sogni sono donne da letto,
restano nude sotto le coperte.
Se il netto della vita e' avere reddito
capisco questo cuore burocratico
ridotto già appena prima di pranzo
a pompatore cinico di sangue.
Nelle pause mi chiedo l'indicibile:
perché nessuno capisce le poesie?
Non sono mica materia struggente,
non c'è un significato da trovare
e hanno poco a che fare con l'autore
mano a mano che prendono forma!
Nella vacuità viene ancora sera
a cancellare evidenze fallaci:
forse è rimasto vivo qualche verso
oltre il tremore incerto del crepuscolo.
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lunedì 14 aprile 2014
Ballatoio in Vanchiglia
Mi sono messo sotto mamma Mole
all'ombra del grembo rassicurante
eppure è uno spillo nell'universo
e a sera impallidisce per la paura.
Il ballatoio mi vuole tanto bene
le voci sono familiari e dolci
nessuno mai apre il portone alla morte
giochiamo al girotondo delle luci.
all'ombra del grembo rassicurante
eppure è uno spillo nell'universo
e a sera impallidisce per la paura.
Il ballatoio mi vuole tanto bene
le voci sono familiari e dolci
nessuno mai apre il portone alla morte
giochiamo al girotondo delle luci.
domenica 13 aprile 2014
Domenica
La domenica è il giorno più difficile
per ingoiare conchiglie di lame
raccolte sulla spiaggia dell'amore:
senza rancori si rimane inutili.
E' antipasto di morte, la domenica:
da attraversare con muso di cane
fingendo forte di ignorare tutto
nella lunga palude del Signore,
che fece il mondo per non darci nulla
nel Santo Niente, dove l'alcol aulico
mi fa svegliare spesso con l'aureola.
Andare a messa per non esser solo,
bagnarsi i polsi nell'acquasantiera
e isterico gridare all'alleluia,
mi rende il cane che perde la calma,
a meno che non suoni John Paul Jones
e l'organo esultante ascenda al cielo.
per ingoiare conchiglie di lame
raccolte sulla spiaggia dell'amore:
senza rancori si rimane inutili.
E' antipasto di morte, la domenica:
da attraversare con muso di cane
fingendo forte di ignorare tutto
nella lunga palude del Signore,
che fece il mondo per non darci nulla
nel Santo Niente, dove l'alcol aulico
mi fa svegliare spesso con l'aureola.
Andare a messa per non esser solo,
bagnarsi i polsi nell'acquasantiera
e isterico gridare all'alleluia,
mi rende il cane che perde la calma,
a meno che non suoni John Paul Jones
e l'organo esultante ascenda al cielo.
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domenica 6 aprile 2014
L'ultima rosa
Questa è l'ultima rosa
un missile nucleare
che ti esplode nel petto,
polverizza la stanza
succhia il seme e l'odore.
Ho appoggiato sul letto
un amore in assenza
di un futuro possibile,
e brucia le coperte
inghiotte tutta l'aria
provoca un terremoto
col suo fungo invisibile.
Ma mi sento ottimista
perché la porta è aperta.
un missile nucleare
che ti esplode nel petto,
polverizza la stanza
succhia il seme e l'odore.
Ho appoggiato sul letto
un amore in assenza
di un futuro possibile,
e brucia le coperte
inghiotte tutta l'aria
provoca un terremoto
col suo fungo invisibile.
Ma mi sento ottimista
perché la porta è aperta.
Il gallo
"Non ti meriti me
- disse il gallo gaudente
con la cresta da re -
non ti meriti niente
son sicuro perché
canto sempre per l'alba
e il sole non sei te".
- disse il gallo gaudente
con la cresta da re -
non ti meriti niente
son sicuro perché
canto sempre per l'alba
e il sole non sei te".
mercoledì 26 marzo 2014
All'avvento del governo Renzi
Non mi chiami più
sai che sono marcio
ho il cuore in un antro
arraffa semenze
si nutre di paura
mette il muso fuori
solo per pisciare
ha un fare mansueto
campione d'ignavia
un'acquosa anguria
un floscio vessillo
nel molle e tremante
pugnare del pavido,
non mi stimo più
lo specchio respinge
narcisi d'accatto
l'ha detto la luna
che osserva i palazzi
m'annega nell'ombra
perché sono piccolo
le cimici accese
rilucono meglio
lampioni mi aspettano
voltano lo sguardo
mi resta il riflesso
della solitudine,
non ci credo più
caramelle amare
la birra è più onesta
non le professioni
funesta è la metro
l'uomo ha le budella
ci siamo copiati
su Marte interiora
future frontiere,
distruggere stelle
è il nostro destino:
appoggio il mio Paese
sono un bravo stronzo.
sai che sono marcio
ho il cuore in un antro
arraffa semenze
si nutre di paura
mette il muso fuori
solo per pisciare
ha un fare mansueto
campione d'ignavia
un'acquosa anguria
un floscio vessillo
nel molle e tremante
pugnare del pavido,
non mi stimo più
lo specchio respinge
narcisi d'accatto
l'ha detto la luna
che osserva i palazzi
m'annega nell'ombra
perché sono piccolo
le cimici accese
rilucono meglio
lampioni mi aspettano
voltano lo sguardo
mi resta il riflesso
della solitudine,
non ci credo più
caramelle amare
la birra è più onesta
non le professioni
funesta è la metro
l'uomo ha le budella
ci siamo copiati
su Marte interiora
future frontiere,
distruggere stelle
è il nostro destino:
appoggio il mio Paese
sono un bravo stronzo.
Marzo
Riempie lo spazio la pioggia sonora
da luminose e volubili nubi,
da luminose e volubili nubi,
apro le ali per averla tutta
ma la fortuna appartiene alla terra.
Un uomo è troppo piccolo
quando la donna amata è il temporale
con squarci di luce tiepida
alta anticipa le virtù di maggio.
domenica 15 dicembre 2013
Matrimonio
Voglio essere felice
ed esibirmi in cielo come il sole,
esplodere nell'alba
essere io stesso incendio
finché morte non ci separi
- esperta struccatrice -
alle 23,30
quando per fortuna è tutto finito.
ed esibirmi in cielo come il sole,
esplodere nell'alba
essere io stesso incendio
finché morte non ci separi
- esperta struccatrice -
alle 23,30
quando per fortuna è tutto finito.
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martedì 8 ottobre 2013
500
Del sole cinquecento figli in fuga
dalla grande mammella secca presero
il largo sopra il dorso di un'acciuga;
formiche su una foglia, non si chiesero
formiche su una foglia, non si chiesero
neppure quali nomi disgraziati
ai loro visi tristi i padri appesero.
Dal passato erano appena salpati
che la lamiera alle onde già inciampava
e ai loro corpi, ruvidi e disperati,
per il pugno che bruto li picchiava,
per il pugno che bruto li picchiava,
si aprì magnifico il baratro blu.
Un orizzonte orribile aspettava,
ma pensavano a sirene, laggiù,
con in cielo il latrato del gabbiano
e la terra che non si vede più.
La madre strinse del bimbo la mano:
lui temeva Caronte, lo scafista,
maschera amara, campo senza grano,
amico al mostro che dicono esista
negli abissi dell'animo dell'uomo.
C'era qualcuno che nel nulla, a quella vista,
ricordò i trenta tramonti di bromo
nel vuoto di un Sudan interminabile;
c'era chi, invece, dalla guerra domo,
per i massacri e il sangue inconsolabile,
a ritroso sui passi di Mosè
era parte di un fiume inarrestabile,
che immane lutto portava con sè.
Nel punto di raccolta, a Misurata,
per mesi furono schiavi del re
delle tratte di incubi: era stipata
umanità sospesa, fatta fiera,
che il giorno lavora e poi è torturata
dalle violente mani della sera,
che le donne non lasciano dormire.
Cinquecento dollari, e la filiera
dava il biglietto del nuovo imbrunire,
che puzza meno di piscio e sudore
quando la pece va il mare a riempire.
Tanto paziente è questo gran dolore!
Eccolo il Cristo, sull'acqua a sognare,
con un santino in tasca, uno nel cuore
e gli auguri a penna di un familiare.
Dopo due giorni di sapida brezza,
con bere poco e niente da mangiare,
fu quasi terra, Europa, salvezza!
Oh Lampedusa, ombelico di morte
la storia condannò la tua bellezza,
croce nello zaffiro infissa forte,
sui cadaveri crescono i tuoi fiori,
africa goccia di anime assorte.
I migranti avvistarono lucori,
lucciole sul mantello della notte,
erano pescherecci ancora fuori:
videro splendere su quelle rotte
improvvisi barlumi di futuro.
Ma nell'ultimo miglio si abbattè
un tanfo fetido di nafta, duro
sul ponte soverchiò l'atra salsedine,
sembrò di nuovo tutto intorno scuro,
l'acqua saliva da un'intercapedine
e il vecchio motore era in avaria;
la paura sibilò come torpedine
così a qualcuno venne la follia
di accendere nel buio una coperta,
per segnalare alle barche la scia;
la richiesta d'aiuto andò deserta,
il gasolio nell'aria divampò
su un lato dell'imbarcazione incerta,
che come una cesta si rovesciò
per il balzo improvviso dei migranti,
e con un tonfo sordo affondò.
Pensa se, prima che nell'alba canti
la fine silenziosa dell'angoscia,
il diavolo con i suoi freddi guanti
avido si aggrappasse alla tua coscia,
e ti avvolgesse da vivo d'inferno
dentro quel ghiaccio che mai più lascia:
molti rimasero preda all'interno
del ventre, nel relitto rovesciato,
che cadde vorace nel letto eterno
con chi nei suoi denti restò incastrato.
Ed altri a galla nell'oscurità
in un pianto confuso e disperato
verso la luna che non era là
pregarono del nimbo il riflettore,
ma polvere offuscava chiarità.
Le madri con atavico ardore
sollevavano i figli sull'altare,
scongiurando Nettuno che il malore
venisse dopo aver lasciato il mare.
Le loro braccia divennero acciaio
ali ai piedi le fecero volare
fino al risveglio del giorno. Ma il guaio
fu per chi senza più forze tra questi,
precipitò gonfio d'acqua; lo sbaglio:
non denudarsi in tempo delle vesti,
Gli abiti diventavano un'incudine
anche se il gelo li teneva desti.
Sull'isola rimane consuetudine
andare presto a scrutare la costa,
tra i pescatori è più di un'abitudine,
ai loro occhi è sacra la risposta
di quell'azzurro che nasconde ricchezza.
Quella mattina, dalla parte opposta,
punti apparsi nella frivolezza
delle onde, emettevano un lamento
tanto accorato, come una carezza
aggrappata ai capricci del vento.
E quando questi mutarono in teste
dallo sguardo abbozzato e cupo, spento,
affiorare avvistarono foreste
di suppliche di membra agitate,
una distesa di pene funeste.
Molte di queste furono alleviate
dalle reti dei soccorritori,
che li strapparono a fauci salate
dalle quali non vengono più fuori
migliaia di corpi inermi, fuggiti
alla ricerca di vite migliori.
Tutti nudi come feti avvizziti
si salvarono in meno di duecento,
e capita nei più modesti miti
che i nomi poi svaniscano nel vento:
cinquecento umili eroi senza eponimo,
l'immensa tragedia di un bastimento.
I subacquei, angeli di un cielo minimo,
salvarono corpi dalla putredine,
che dei capelli e delle alghe lo spasimo
fondeva in quell’abissale altitudine.
Chi dentro sacchi colorati e chi no,
Ciascuno ritrovò la solitudine.
domenica 15 settembre 2013
Ballata dei deboli
Questa cruda ballata è per i deboli
soffocati dal gas degli sconfitti
braccati nei percorsi non agevoli
della storia, annientati dalla lotta
tra la gramigna e il grano.
Sotto il suo calendario senza denti
Mario aveva 24 ore squallide
le contava come pecore opache,
cassintegrato tra gli altri innocenti
senza reti né reddito.
Suo figlio lavorò una settimana;
imbottigliava la neve di Auschwitz
esportata su treni in tutto il mondo,
finché non scadde come latte vecchio
senza alcuno scaffale.
Mohamed, il suo vicino di disgrazia,
con cento euro per una dignità
dal mare era arrivato su una foglia
senza parole per dire: "Pietà,
io scappo dalla morte".
La città non lo accolse come Cristo
da musulmano entrò già con la croce:
Gerusalemme chiede i documenti,
e pare che qualcuno lo abbia visto
dormire alla stazione.
Poco più in là si vendeva Ramona
arrivata d'inverno come il vento
a battere nei viali spudorati;
per lavoro si faceva toccare
dalle lingue dei cani.
Le piaceva indossare, da bambina,
una lunga gonna a tinte magiare,
scoprir le gambe solo per il sole,
che la baciava privo di violenza
come un amore vero.
I pensionati dalle panchine
appena sotto le nuvole plumbee
guardavano partire gli ultimi treni,
senza alcuna fiducia nella fine.
"Non esiste, il futuro
- dicevano - dannata morte, portati
all'inferno gli acciacchi e l'inflazione";
il governo li ha messi in condizione
di risparmiare sui grammi di pasta
guardando la tv.
Arrivò mezzogiorno,
i cancelli lasciarono passare.
Sembrò qui l'ora d'aria, sulla terra,
le baracche vomitarono gli ultimi,
ad un tratto la fine della guerra
bella ci fece ritornare umani
in tutte le periferie dell'anima.
soffocati dal gas degli sconfitti
braccati nei percorsi non agevoli
della storia, annientati dalla lotta
tra la gramigna e il grano.
Sotto il suo calendario senza denti
Mario aveva 24 ore squallide
le contava come pecore opache,
cassintegrato tra gli altri innocenti
senza reti né reddito.
Suo figlio lavorò una settimana;
imbottigliava la neve di Auschwitz
esportata su treni in tutto il mondo,
finché non scadde come latte vecchio
senza alcuno scaffale.
Mohamed, il suo vicino di disgrazia,
con cento euro per una dignità
dal mare era arrivato su una foglia
senza parole per dire: "Pietà,
io scappo dalla morte".
La città non lo accolse come Cristo
da musulmano entrò già con la croce:
Gerusalemme chiede i documenti,
e pare che qualcuno lo abbia visto
dormire alla stazione.
Poco più in là si vendeva Ramona
arrivata d'inverno come il vento
a battere nei viali spudorati;
per lavoro si faceva toccare
dalle lingue dei cani.
Le piaceva indossare, da bambina,
una lunga gonna a tinte magiare,
scoprir le gambe solo per il sole,
che la baciava privo di violenza
come un amore vero.
I pensionati dalle panchine
appena sotto le nuvole plumbee
guardavano partire gli ultimi treni,
senza alcuna fiducia nella fine.
"Non esiste, il futuro
- dicevano - dannata morte, portati
all'inferno gli acciacchi e l'inflazione";
il governo li ha messi in condizione
di risparmiare sui grammi di pasta
guardando la tv.
Arrivò mezzogiorno,
i cancelli lasciarono passare.
Sembrò qui l'ora d'aria, sulla terra,
le baracche vomitarono gli ultimi,
ad un tratto la fine della guerra
bella ci fece ritornare umani
in tutte le periferie dell'anima.
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martedì 13 agosto 2013
Kebap
Un'esistenza piena
è una parabola che torna a terra,
ecco la vita esposta al funerale
nella gravità ineluttabile
degli oltre novant'anni:
la base si restringe presto in punto
per poi sparire inesorabilmente
nella calca dei loculi.
La notte stessa
- uscendo dal museo della disgrazia -
un mio amico mordeva un kebap
sperando di addentare una risposta.
Si chiedeva se la felicità
sia balzare più in alto degli altri
oppure una balistica armoniosa
(o la salsa allo yogurt),
propendendo per la seconda ipotesi
cioè l'arcobaleno.
Io - appeso appena a uno sgabello,
sulle spalle le quattro del mattino -
temevo la città e il suo precipizio
senza fantasia ma pieno di paure:
nelle ore irrilevanti
non penso che alla morte.
è una parabola che torna a terra,
ecco la vita esposta al funerale
nella gravità ineluttabile
degli oltre novant'anni:
la base si restringe presto in punto
per poi sparire inesorabilmente
nella calca dei loculi.
La notte stessa
- uscendo dal museo della disgrazia -
un mio amico mordeva un kebap
sperando di addentare una risposta.
Si chiedeva se la felicità
sia balzare più in alto degli altri
oppure una balistica armoniosa
(o la salsa allo yogurt),
propendendo per la seconda ipotesi
cioè l'arcobaleno.
Io - appeso appena a uno sgabello,
sulle spalle le quattro del mattino -
temevo la città e il suo precipizio
senza fantasia ma pieno di paure:
nelle ore irrilevanti
non penso che alla morte.
giovedì 8 agosto 2013
Ionio
Lancio sassi irrilevanti
nell'enormità del mare
che insiste col respiro
sulla riva, dialogando
impassibile col cielo.
Anche i tuffi dei bagnanti
dentro bocche e occhi di luce
sono poco più che gocce di pioggia.
Si può far vacillare l'orizzonte?
Si può spaventare l'immenso?
nell'enormità del mare
che insiste col respiro
sulla riva, dialogando
impassibile col cielo.
Anche i tuffi dei bagnanti
dentro bocche e occhi di luce
sono poco più che gocce di pioggia.
Si può far vacillare l'orizzonte?
Si può spaventare l'immenso?
sabato 20 luglio 2013
La locusta
Sul timpano una locusta
mi sussurra parole d'amore:
ama il male, viva il male!
Lasciare la finestra spalancata
ed all'aria la libertà
condanna ad incontri luciferini:
d'agosto fa un caldo d'inferno
che incombe turbando i bambini.
Incontrai la locusta in un'estate
nei pressi della prima comunione
la schiacciai con la mano come un'ostia
ma ritornò nella stessa stagione.
Maledetto insetto assiduo
mi rendi ruvido,
mi sento inutile
vicino a te!
mi sussurra parole d'amore:
ama il male, viva il male!
Lasciare la finestra spalancata
ed all'aria la libertà
condanna ad incontri luciferini:
d'agosto fa un caldo d'inferno
che incombe turbando i bambini.
Incontrai la locusta in un'estate
nei pressi della prima comunione
la schiacciai con la mano come un'ostia
ma ritornò nella stessa stagione.
Maledetto insetto assiduo
mi rendi ruvido,
mi sento inutile
vicino a te!
martedì 9 luglio 2013
Individuo
Come vorrei disarcionare il cielo
solo con un soffio,
ma in realtà è così pesante!
Ho provato con un graffio
brandendo una mano,
con ciò cadendo irrilevante
nella sua consistenza impassibile!
Ci vorrebbe un uragano
ma ho i polmoni piccoli:
sembra proprio impossibile
essere pericolosi da soli,
disse il re alla sua serva.
solo con un soffio,
ma in realtà è così pesante!
Ho provato con un graffio
brandendo una mano,
con ciò cadendo irrilevante
nella sua consistenza impassibile!
Ci vorrebbe un uragano
ma ho i polmoni piccoli:
sembra proprio impossibile
essere pericolosi da soli,
disse il re alla sua serva.
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domenica 7 luglio 2013
Mar Morto
I confini della Giordania
sono un esempio di forma arbitraria:
a me pare una sezione di farfalla
oppure un falco che domina l'aria,
mentre alla mia raffinata ragazza
ricorda la Nike di Samotracia.
Neppure dall'interno
riesco a risolvere la verità:
dal monte Nebo di terre promesse
nel vapore non ne vedo,
piuttosto mi chiedo
se il sale del Mar Morto
è metafora del nulla
così denso da respingere dio
portandolo a galla
come se fosse una qualsiasi idea.
sono un esempio di forma arbitraria:
a me pare una sezione di farfalla
oppure un falco che domina l'aria,
mentre alla mia raffinata ragazza
ricorda la Nike di Samotracia.
Neppure dall'interno
riesco a risolvere la verità:
dal monte Nebo di terre promesse
nel vapore non ne vedo,
piuttosto mi chiedo
se il sale del Mar Morto
è metafora del nulla
così denso da respingere dio
portandolo a galla
come se fosse una qualsiasi idea.
sabato 6 luglio 2013
Bagnanti
Una foresta di fertilità
è l'estate dai petali cadùchi,
che fa fiorire fianchi rigogliosi e imperfetti:
pelli bianche di sambuchi
o annerite dal sole come ulivi,
dipinte dal gioioso dio diabolico
dei bagnanti, che restano in attesa
di nuove pesche, fresche da assaggiare,
nella dolce corrida tra metà.
Nella seconda parte del mio stare
noto come corpi opposti si accoppino,
senza badare alle pubblicità
di ideali emaciati, dunque effimeri.
Siamo in molti ad amare questa vita
e in inverno torna la verità,
ma adesso possiamo spogliarci
per battere il petto col sole
per farci abbracciare dall'acqua
e farci baciare dal vento.
è l'estate dai petali cadùchi,
che fa fiorire fianchi rigogliosi e imperfetti:
pelli bianche di sambuchi
o annerite dal sole come ulivi,
dipinte dal gioioso dio diabolico
dei bagnanti, che restano in attesa
di nuove pesche, fresche da assaggiare,
nella dolce corrida tra metà.
Nella seconda parte del mio stare
noto come corpi opposti si accoppino,
senza badare alle pubblicità
di ideali emaciati, dunque effimeri.
Siamo in molti ad amare questa vita
e in inverno torna la verità,
ma adesso possiamo spogliarci
per battere il petto col sole
per farci abbracciare dall'acqua
e farci baciare dal vento.
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